venerdì 17 febbraio 2012

MEATHOOK - INFERNAL TORTURE
In fondo di che cazzo parlano? Che di lei si era già visto ben altro. Pompini fatti a due dita. Timidi cunnilingus. Ardite pecorine. E c’è pure il dubbio su un temerario allaccio anale. Altro che cosce e spacchi inguinali! Perciò lascio in fretta il bancone del bar. Che il cappuccino fa pure cagare con quel cazzo di latte non scremato che sembra di bersi una mucca tutta intera. Pelo compreso. E a me il pelo non è mai piaciuto. La figa si. Ma il pelo no. E deve essere la ragione per cui pure la barista mi fa incazzare. Che secondo me non si depila. Vedi le braccia e scorgi la figa. Non c’è un cazzo da dire. Così arrivo in ufficio già alterato. Che non si può sentire la gente al mattino presto. No. Che a qualsiasi ora della giornata sono intollerante. Ma all’alba di più. Così dovrò trovare il modo di sfogarmi. Di fare la merda. E so già che oggi mi occuperò del recupero di un credito da un ente che si dimentica sempre di quietanzare fatture con abile destrezza. Farò un casino che manco dio. Azione legale. Dura. Fino alla rissa. Che sto scrivendo una cosa che sarà un bomba. E godo a scriverla. E avrò spalle e culo ben coperti perché è sempre così quando si tratta di spaccar chiappe per recuperare denari. Così mi diverto. E mi piaccio tanto da rileggermi. Ma sono stato poco provocatorio. Ci vuole più ferocia. Mi serve del combustibile. Allora provo con qualche mp3 che ho qui. Provo coi Nile. Ma niente. Sono una grande band ma sono troppo buoni. O forse il death metal non s’addice al mio scopo. Ma c’ho il jolly. La matta. Questo disco dei Meathook. Band con un solo lavoro all’attivo. Che ascolto per la prima volta. Ora. E che siano dilettanti allo sbaraglio è evidente. Che siano esordienti li giustifica. Ma l’effetto che desidero viene ottenuto. Del buon brutal mi pianta in testa idee omicide che riesco a rendere in perfetto lessico italiano. Senza offendere nessuno. Lancio minacce a destra e a manca con gran classe. E la prossima settimana ci pagheranno di sicuro. Così mi piace il mio lavoro. E, mentre stampo, entra Martina per capire che è sto casino. Tranquilla baby, solo un claim. Le spiego che cazzo sto facendo. Approva. E se apprezza lei sono felice. Che quel culo non si deve avvilire. Mai. Che io mi sbatto pure per lei. Una tortura infernale. Lei. E loro. Una band che ci presenta un’opera comunque onesta, schietta e devastante. Che non lascerà amaro in bocca ai brutallari della prima ora. Qui.