mercoledì 15 febbraio 2012

KILL A CELEBRITY - GRINDSLAUGHTER
Non che me ne importi un cazzo della morte di Whitney Houston ma, quando vengo a sapere di qualche accadimento mortale tipo il suo, mi sopraggiunge sempre qualche riflessione stronza. Perché, voglio dire, se nasci nel New Jersey e finisci annegata nelle due dita d’acqua di una vasca da bagno di un cinque stelle di Beverly Hills, qualcosa questo deve voler per forza dire. E, secondo me, vuol dire solo che sei una emerita stronza. Che, certo, non hai mai fatto un cazzo per meritare il mio disprezzo ma nemmeno hai mai fatto nulla per entrarmi in simpatia con quelle cazzo di canzoncine che sembravano scorreggine. E poi, in poche parole, la signora ha avuto un grandissimo culo nella vita e non merita rispetto per il solo aver deciso di cagarci sopra. Irrispettosa e dimentica di tutta la merda che deve ingerire il resto della gente. Quella normale. Quella che suda. Quella che appartiene a una realtà di cui, presumo, a lei non importava più per un cazzo. Perché lontana. E ciò è assai ricorrente fra tutti quei coglioni che noi facciamo diventare delle celebrità. E questa è la ragione per cui ieri sera mi è venuto in mente questo gruppo grind australiano. Solo per il nome. E per la motosega. Perché quella ci vorrebbe. Per segarli tutti a metà per vedere che cazzo c’hanno dentro. Perché quella gente lì non si rende nemmeno conto su che cazzo di fortuna sta seduta. E powerviolence è la sola delle soluzioni. Per il resto il disco è suonato benino. Non che si tratti di un must del genere perché siamo lontani parecchi fotoni di luce dai vari Napalm o Brutal. Però si sente tutta la freschezza di un suonato genuino. Incazzato ma spontaneo. E se il primo aggettivo è più che legittimo, e direi pure ormai totalmente fuori controllo, sul secondo, beh… ci sarebbe parecchio da discutere perché, probabilmente, è la sola ragione per cui questi ragazzi canguri non si suicideranno mai. Quindi, powerviolence! E vaffanculo Beverly Hills! Qui.