giovedì 9 febbraio 2012

IL TOYOTA SYSTEM
Tutti voi immaginerete quanto nel dopoguerra il Giappone fosse scoppiato come la Germania. E capirete pure quale sfida gli si ponesse innanzi per realizzare l’obiettivo di risorgere. In quel contesto di devastazione un giovane ingegnere della Toyota, Taiichi Ohno, si inventò l’enorme cazzata per cui la produzione industriale potesse crescere solo se affidata a processi snelli e qualitativamente elevati. E, per fare ciò, si doveva solo controllare lo spreco, ossia quanto definito da questi sette fattori: sovrapproduzione, attese, trasporto, perdite di processo, scorte, movimenti, difetti. Eliminando o riducendo all’osso i sette sprechi si incrementava il valore e, quindi, la crescita.


Diciamo subito che non c’è alcuna genialità. Anzi, è una stronzata parecchio nota. Una teoria banale che necessita solo di piccoli passi quotidiani di miglioramento continuo che, piano piano, compongono una vera rivoluzione. E, infatti, la produttività della Toyota negli ultimi 25 anni è stata il doppio di quella dei suoi migliori concorrenti di settore. Ma i Giap c’hanno lo Zen. E noi no. Noi abbiamo Lapo. E pure un tipo di spreco in più che Ohno non ha nemmeno preso in considerazione. Un fattore totalmente fuori controllo. Che è il ladrocinio. E poi manca pure il rispetto. Perché tra i Giap si parte dalla consapevolezza che sia la Direzione ad avere l’onere di generare sistemi efficaci. E quando un lavoratore commette un errore, il suo capo gli chiede scusa a nome della Direzione. Mentre da noi, invece, vige l’inchiappettamento in pubblica piazza, demandando a quella zoccola della Forleo la soluzione finale. E ciò fa del Toyota System una straordinaria troiata.