mercoledì 8 febbraio 2012

SIX FEET UNDER - MAXIMUM VIOLENCE
Siccome li ho citati ieri. E poiché ora non mi va di fare un cazzo di più che commentare un bel disco, mi limiterò, per oggi, ad una brevissima rece del mio album preferito dei Six Feet Under. Un gruppo ingiustamente snobbato solo per essere nati da un costola incrinata dei Cannibal Corpse, i grandi padri fondatori con cui è difficile sostenere il confronto senza uscirci con le ossicine totalmente fratturate. Ma i SFU qualche volta sono riusciti nell’intenzione. E non è corretto considerarli solo un B-project di Barnes, anche perché con il tempo sono diventati il suo A-project. E con questo Maximum Violence (terzo lavoro della serie) raggiunsero il vertice della piramide della loro forma sonora. E poi, rispetto alla tradizione death metal floridiana, i SFU hanno sempre saputo metterci qualcosa di diverso. Di più. Così, su questo lavoro, potrete ascoltare un groove talmente insolito e raro che fa dell’opera un vero e proprio cult. E forse è normale quando in campo si schiera Barnes. Un pioniere del genere, un calibro talmente grande che non lascia mai indifferenti appena spalanca le fauci. Un uomo che sa forgiare ogni volta pagine di storia metal che la maggior parte delle band si venderebbero la madre a un nano per saper fare altrettanto. E poi c’ha sempre quella cazzo di voce impastata d’erba che mi fa letteralmente impazzire. E tanto basta.
Per il resto, il disco ha ingredienti abbastanza familiari. Tanta violenza, morte e una lunghissima black list di politiche di merda che fanno di un album del 99 un lavoro ancora attualissimo che, insieme a tutto il resto della discografia, potete adesso inspirare da qui.