venerdì 3 febbraio 2012

PESTE NOIRE - BALLADE CUNTRE LO ANEMI FRANCOR
Oggi nevica. E se per molti non è una cosa strana, per noi romani, seppur acquisiti, è un fatto davvero straordinario. Perché la neve qui è rara. Forse per un strana congiuntura di correnti che imperversano nella troposfera sovrastante i cieli capitolini. O, più comprensibilmente, perché la neve è una cosa pulita. Bianca. E nulla di troppo puro vuole cadere in questa città ormai più simile a Sodoma e Gomorra che alla culla del cristianesimo. Comunque sia, è bello. Che è sempre una meraviglia vedere nevicare. Ma a Roma pure di più. Che c’ha sto cazzo di pregio sta città. Di sembrare sempre un passo avanti a tutti in quanto a bellezza. Occultatrice ad arte della propria merda.
Così io sto alla finestra. E mi godo lo spettacolo con una b(u)ona compagnia. E c’ho un attimo di serenità. Una cosa rara. E mi salgono su per la schiena pure le note mancanti. Che non possono che essere di un metallo un po’ particolare. A metà strada fra il gotico e il folk. Quello dei Peste Noire. Che, selvaggi come ogni buon avignonese e medioevali come la peste stessa, cantano la disperazione e la morte come solo un francese può saper fare. Certo, sono un po’ nazionalisti, ma vi assicuro che non è un nazionalismo nocivo. Nulla a che vedere con quella merda di Le Pen. E comunque conta solo quel pentagramma fatto di un suono grezzo ed aggressivo che ti fa pensare anche a come cazzo ci avrebbe cantato sopra uno come Verlaine. Che di sicuro lo avrebbe fatto meglio di Famine. Che c’ha una voce rovinata ma che, forse, pure per questo ci seduce tanto. E, comunque, questo è davvero un buon disco. Anche se è un album concettuale, cosa che io ho sempre detestato. Ma Ballade è così lontano da ogni cliché black metal da farsi veramente amare. E, poi, ben si adatta a questa giornata strana. E poi, ve lo dico subito, non cercate i Peste in rete perché non hanno un sito e nemmeno una pagina sui social network. Perché qui siamo nel medioevo e le nuove tecnologie non esistono. E intanto fuori nevica. Qui.