giovedì 2 febbraio 2012

COPROFAGO PART-TIME
Ci sono cose che hanno ben poco di umano. Una di queste è nutrirsi di escrementi. Però, siccome il mondo non è uno dei posti migliori in cui vivere, qualche volta tocca farlo. Che un bel sandwich alla cacca, prima o poi, tocca a tutti. E, a pensarci bene, tra di noi differiamo solo per modalità di assunzione. E basta. Che c’è chi la merda la ingurgita forzatamente, soltanto se sottoposto ad una sorta di shitboarding, e c’è, all’altro estremo, chi si da’ alla coprofagia con estremo piacere, con libidine impari, fino al vero e proprio godimento sessuale. C’è poi anche chi considera la pratica come una sorta di via al successo. E sono quelli che, addirittura, se li vanno a cercare i culi da pulire. Anche i più repellenti. Quelli che non avvicinerebbe nessuno. Col serio rischio di lasciarci le papille gustative. Ma costoro sono solo delle miserabili teste di cazzo su cui non mi va di approfondire. Perché poi ci sono quelli come me. Che sono del tutto refrattari. Ma che, talvolta, si trovano innanzi a un gourmet di feci cui non si può proprio dire di no. Perché di solito è cucina francese. Poca. Con un olivetta sopra. Che, magari, è un calcolo renale che ha preso la strada sbagliata, appartenendo a gente con le condutture ulcerate. Ma tocca mangiarsela quella merdetta. Proprio perché è poca. E mio nonno, che nel 44 viveva sotto terra per scappare ad un arruolamento nella guerra fascista, me lo ha spiegato bene. Che se ti arriva un piattino come quello, un etto d’umana deiezione, devi mangiartelo. Che, se non lo ingerisci oggi in quella modica quantità, potrebbe essere che domani te ne devi ingoiare un chilo. Insomma, è un po’ come l’uovo e la gallina. Non si sa mai chi sia nato prima. Ma c’è chi sceglie l’uovo e chi la gallina. Forse, perché femmina, io ho sempre propeso per quest’ultima. E, allo stesso modo, talvolta divento coprofago per brevi istanti. Nessun piacere, sia inteso. Ma è sempre meglio che dover rimanere seppellito nella merda il giorno dopo. E non è detto che sia giusto. Forse non lo è. O forse si. Boh! Tutto questo per dirvi che stamattina il vostro se n’è dovuto pappare una confezione. Di merda. 100 grammi di pura fece a colazione. Un cornetto alla cacca che ora mi fa rodere parecchio il culo. Così adesso esco e, con la scusa di un incontro fuori, vado a farmi due passi in centro. E mi porto pure Martina. Che una valida collaboratrice serve sempre. Caffè da Giolitti. O, forse, al Sant’Eustachio. Che mi devo liberare di questo sapore. Di merda.