lunedì 30 gennaio 2012

PRIMAL FEAR - UNBREAKABLE
Siore e siori, ecco a voi la prima chicca di questo 2012 fattasi ultrasuono per noi! I Primal Fear. Che con questo lavoro arrivano alla loro nona “fatica” in carriera. E veniamo subito al dunque. Innanzitutto devo rivelarvi di essere sempre stato un po’ dubbioso nei confronti di questi crucchi capelloni, un po’ perché non sono un invasato di power metal, un po’ perché non puoi cominciare a metà degli anni 90 con una musica che già facevano del tutto simile Judas Priest & co. Però, proprio per questo, se ti appassiona il metal classico, e pur sempre a noi (ci) appassiona perché l’esasperazione chitarristica e l’inaudita velocità faranno sempre godere quelli che avevano 15 anni quando gli Iron Maiden erano all’apice della forma, questo disco fa per te! Perché Unbreakable non abbandona i saldi binari del passato ma si presenta comunque fresco e brioso, segno che i nostri non suonano solo per vile denaro ma per l’indubbio piacere di continuare a farlo entro certi perimetri. Certo, l’ortodossia di questo disco è tale che non ci troverebbe dentro nulla di nuovo neppure un cercatore di tartufi. Non c’è niente di moderno. E nessuna svolta, peraltro non attesa da una band come i Primal. Che però riesce sempre a dar respiro all’heavy metal, che vive ancora, e sembra così distante da anelare l’ultimo soffio. Che non è ancora il suo tempo, a quanto pare. E quindi, se stasera prenderete la macchina e deciderete di fare una capatina sul raccordo anulare, beh, se non troverete tutto intasato come al solito, potreste pure abbattere il record sul giro. Perché questo è l’effetto che fa sto disco. E non è mica poca roba. Oltre ad essere l’evidenza che quella musica forgiata tante schitarrate fa ci sazia ancora con sentimenti forti e riesce sempre ad alleviare le nostre pene più stronze. Così, oggi, mi tocca pure ringraziare questi germanici dallo sguardo torvo. Con le loro copertine sempre del cazzo. Ma che sanno tenere alto il vessillo del metal con estremo valore. E mi tocca pure ringraziare mia madre, ancora una volta, per avermi fatto (suo malgrado) metallaro. Per voi, l’Infrangibile è qui.