domenica 29 gennaio 2012

THE DREAMERS
I film di Bertolucci sono stati quasi tutti dei capolavori. Dalla Comare Secca, fino a questo suo ultimo The Dreamers, passando per vere e proprie opere di culto che gli hanno reso pure l’Oscar. Insomma, anche se non è il cazzetto d’oro che definisce la grandezza del regista, io credo che sia stato un grande, che la mia non sia una valutazione soggettiva e che, quindi, non ci sia nulla di più da dire o da aggiungere. Il cinema italiano è stato lui e non me ne importa un cazzo se felliniani e viscontiani avranno qualcosa da ridire. Perché Bertolucci possedeva un occhio aristocratico da far storcere il naso ma quell’occhio era tanto limpido da saper vedere quello che altri non riuscivano nemmeno ad intuire. E The Dreamers mi è venuto in mente proprio per questo e perché mi ricorda questi giorni. In cui nessuno intuisce più un cazzo. Perché è un film attualissimo. E perché io ho la sensazione che stia per succedere qualcosa anche se sta cosa proprio non riesco a intravederla. Analogamente, la trama ci racconta la storia di tre giovani borghesi nella Parigi del maggio francese. Di tre individui esclusivamente dediti alle proprie individualità fatte di erotismo e di giochi mentali perversi in un ménage à trois che, inizialmente, li mantiene lontani dalla realtà che li circonda. Finché non sarà la medesima strada e la giustezza delle idee a riportarli dentro la società. E pure bruscamente. Con il coraggio della violenza. E allora viene da pensare che quelli erano tempi in cui per un ideale si alzava ancora il culo. E che, adesso, quella vasca da bagno che monopolizza tante scene del film non la lascerebbe più nessuno. Anche perché nessuno, ora, rinuncerebbe a qualcosa di veramente epocale come una sana scopata con quella grandissima figa di Eva Green. Ma allora si. Si arrivava fino a questo assurdo. Che erano tempi diversi e tanto lontani da sembrare storia. E che mettono nostalgia per i passi indietro fatti dal genere umano. In cui mi ci metto pure io perché una scopata con Eva Green non l’avrei disprezzata…