mercoledì 25 gennaio 2012

CAMIONISMI
Sui camionisti sono preparatissimo. Prima di tutto perché un mio caro zio (per me un vero idolo in carne) ha fatto questo mestiere per anni e poi perché se da piccolo mi chiedevi che cazzo avrei voluto fare da grande, io non ti avrei mai risposto l’astronauta o il calciatore. Ma il camionista. Così nei miei sogni di bambino mi sorprendevo spesso a guidare questo enorme TIR giù fino a Gibilterra. Attendevo il mio turno alla frontiera. E poi prendevo il battello per sbarcare a Tangeri. E quella nave non affondava nemmeno. Non acchiappava manco uno scoglio. Così potevo approdare a quel porto fatto di donne arabe, di odori di menta, di curry e di baccano per i moli. E poi ripartivo per il deserto. E, ogni tanto, dormivo nel mio cabinato. Che non ci portavo mica le donne. Perché non ci sarebbero state. E perché, a quell’età, mica mi interessavano le donne. Che cazzo! Io avevo il solo obiettivo di portare quel bisonte di acciaio fino ad Algeri. E basta. Facendomi un baffo del mare. Che si può arrivare dappertutto con un mezzo come quello. Su e giù per le dune. Senza muovere un ciglio nelle tempeste di sabbia. E vaffanculo ai dromedari. Vaffanculo alle carovane. Io, da solo, sulla pista. Contro tutti. Contro a tutto. Anche se nei miei sogni non arrivavo mai perché mi svegliavo sempre prima. E non ho mai nemmeno saputo che cazzo trasportassi. Perché avevo solo una strada da percorrere. E punto. E grosso modo è questa la vita del camionista. Ore e giorni di volante. Senza fermarsi. Con le emorroidi al culo. La sola compagnia di una radio. E una meta che non sarà mai visitata. Perché quando arrivi c’è solo il desiderio di un’inversione ad U. Per tornare a casa. A quegli affetti che hai lasciato per guadagnare un pane duro. Forse secondo soltanto a quello della miniera. E quindi io mi incazzo se, innanzi al legittimo sciopero di questi ragazzi, la Cancellieri oserà il pugno di ferro. E, dopo la violenza delle accuse mafiose, anche una precettazione non sarebbe tollerata. Alzi, semmai, l’enorme culo dalla poltrona, il ministro, e ci provi lei a portare più di 600 cavalli fino ad Algeri! Che se i Berberi se la inchiappettassero non sarebbe cosa né indesiderata né sgradita.