venerdì 6 gennaio 2012

HUMAN REJECTION - DECREPIT TO INSANITY
Noi siamo il 99%. Questo è il motto che li contrappone al restante e merdoso 1% di persone che nuota nell’acquario di squali che è il mondo della politica e della finanza. E questo è pure lo slogan che alcuni illustri media hanno promosso come frase più celebre del 2011. Dunque, rifletto che quei teste di cazzo degli indignati, alla fine, hanno raggiunto la voluta celebrità inventandosi una réclame che mi esclude totalmente. Perché, visto che la matematica non è un opinione, l’insieme è pieno e non c’è più posto per me. Che forse non si sono accorti che esistono pure gli altri. Forse non hanno pensato che non tutti i non appartenenti alla categoria dei pescecani vogliano stare con loro. O, forse, sono semplicemente tanto idioti da saper ragionare solo coi numeri interi. Fatto sta che la cosa mi estromette. E, probabilmente, scarta molti di voi che, pur non appartenendo all’1% di privilegiati, non conviene nemmeno con quella massa gravida di persone che vorrebbero cambiare il mondo senza vivere un processo di rivoluzione (culturale ma non solo).
Allora noi dobbiamo alzare la testa. E almeno dirlo che esistiamo. Magari reintroducendo i decimali dopo la virgola. Fissandoci su una cifra simbolica. Stimata sicuramente per eccesso. Ma prendiamocelo perbacco! Il nostro 0,1%! Quello 0,1 che dice che c’è chi non ci sta a vivere in una società di merda come questa. Che non è figlio del solo amore. Che non fa le rivoluzioni con una tenda in un parco. Quello che ascolta gli Human Rejection. Incazzati. Loro e noi. E loro greci. Mica per caso. Probabilmente i più furiosi di tutti. Per buona ragione. Lo 0,1% contro l’1,0% e contro il 98,9%. Brutal metal. Contro a tutti. Marci e pure indecifrabili. Ma, finalmente, vivi con la nostra rabbia. Lo 0,1% è qui.