martedì 3 gennaio 2012

RHAPSODY OF FIRE - TRIUMPH OR AGONY
Sono tornato dentro. Da poco. E vi dirò che, se visti da fuori, non facciamo nemmeno tanto cagare. Certo, non è che sia una scena edificante tutta quella vipperia da quattro tacche che si presenta alla Comunità di Sant'Egidio per il pranzo di Natale coi poveri. E non è una porca figura nemmeno quella dei tre pezzi di merda (milionari) che decidono di rovinare lo sport più bello del mondo. Però ci rendono gloria certi culi su certi calendari, l’esserci liberati dal nano cantante e il fatto che, dopo trent’anni, la gente ha finalmente smesso di guardare quella gran merda che è il cinepanettone. Insomma, un bel po’ di indici sembrerebbero essere in positivo. Ma solo da fuori però. Perché poi, da dentro, è tutto un buio che ti avvolge. E, da dentro, si può vedere solo nero. Il nero. Quello del lavoro. E del futuro. Neri entrambi. Come pece. Che di luce, ormai, non ce n’è più. Tranne rari ed insufficienti barlumi. E, tra questi, i Rhapsody Of Fire, la band triestina che tiene alto il tricolore per il mondo. Che, a dire il vero, io non ne sono nemmeno un fanatico. Perché Turilli e soci sono troppo raffinati e sinfonici per i miei gusti. E poi non si reggono le loro storie. Epopee che mi stavano già sul cazzo quando ero obbligato a studiare l’Iliade e l’Eneide.
Però riconosco che i Rhapsody sanno suonare. E che lo fanno da dio. E solo per ciò non possono che essere apprezzabilissimi e degni di nota su questo blog. Triumph or agony è il loro sesto album. E, forse, non è nemmeno il disco più brillante. Però l’ho scelto perché mi sembra in tema col nostro momento di merda. Perché è davvero venuta l’ora di decidere. Vogliamo il trionfo o l’agonia? Mentre ragionate sulla questione, suggerisco di tendere l’orecchio qui.