lunedì 2 gennaio 2012

UN PAESE PER COGLIONI
Ah ah ah! E scusatemi se riterrete eticamente e politicamente scorretto ridere su fatti del genere. Ma io non mi posso trattenere. Ci godo. E mi va di farlo ad alta voce. Perché, forse, moralmente scorretto lo sarò davvero ma non ritengo affatto cinico farmi due risate quando ad un coglione esplode casa solo perché doveva festeggiare come un aborigeno l’avvento di un nuovo anno di merda.
Avrete capito che mi sto riferendo alla ingloriosa cronaca del capodanno italico. A Roma. A Napoli. Ma pure in tanti altri posti. 2 morti e 561 feriti. Non tutti idioti. Ma quasi. Per cui mi domando perché ci si debba affliggere se, per esempio, un testa di cazzo compra dei botti micidiali per esibirsi la notte di San Silvestro e se poi se li fa esplodere tra le mani. No. Io non mi dolgo. Può dispiacere per un ragazzino, ovvio, ma non mi dispiaccio certo per un adulto. Vaffanculo! È selezione della specie questa. Ma tale è solo se ci lascia le penne come è toccato a quel cretino di San Basilio. Non lo è, invece, nel caso in cui suddetti dementi perdano solo occhi o arti vari. E di ciò, invece, mi amareggio. Perché ho come la strana sensazione che sti deficienti entreranno a far parte del gruppo, già ben nutrito dai ciechi ciclisti, dai sordi centralinisti, ecc., dei portatori di handicap. E che abbiano certamente diritto ad una sorta di pensione. O a qualche canale agevolato nella attribuzione di un posto di lavoro. E la cosa mi sta particolarmente sul cazzo. Perché nel primo caso mi trovo costretto a mantenere uno stolto che, per quanto mi riguarda, potrebbe pure morire di stenti per manifesta idiozia. Nella seconda ipotesi, invece, qualche abile ed onesto giovine potrebbe non trovare un buon lavoro solo perché l’handicappato capodannesco lo supererà nella graduatoria di turno. Mentre, invece, sarebbe ben più ovvio se l’unica graduatoria in cui far primeggiare un soggetto del genere fosse quella della coglionaggine. Ma siamo nel 2012. E l’Italia continua ad essere un paese per coglioni.
Comunque, buon anno ragazzi! Indipendentemente dal numero di dita che vi sono rimaste.