mercoledì 31 ottobre 2012



LA GINA, I FRACOBOLLI E IL LARDO DI COLONNATA
Incontro la Gina. Sul marciapiede davanti all’alimentari dove avevo appena comprato del buon lardo di Colonnata. Che quello che vendono lì non c’ha pari. No. E poi mi faccio preparare pure un cartoccio di olive taggiasche, che non si mai. Comunque, dicevo, mi imbatto nella Gina. Coi leggings neri e quel suo culo che sembra un progetto di Renzo Piano. Ma dove cazzo eri finito, Bad? Trasferito. O, più tecnicamente, cacciato. Ma dai!? Ma dove? Poco più in là tesoro. Sono rimasto nel quartiere. Nella strada. Casetta nuova ma senza divano. E senza tende. E stasera c’è la tempesta di Halloween. Ma vaffanculo. Tirerò giù tutte le tapparelle e chiuderò il mondo di fuori. Che si fottano con gli scherzetti. Che s’infilino al culo i dolcetti e le loro zucche di merda. E mi stiano lontane pure le streghe. Però la Gina si fa curiosa. Interessata. Nei suoi occhi luccica una lussuria incolta e credo che abbia una gran voglia di vedere la mia collezione di francobolli. Penso che l’abbia sempre nutrita questa passione filatelica nei miei confronti. Che il Gino non lecca. Non gli piace farlo. No. E non migliora col tempo. Anzi, resta il solito coglione, il Gino. Così tocca a me introdurre la Gina nel magico mondo del Ferchenbauer e del Zumstein, del Bolaffi e di Yvert & Tellier. E la ragazza apprezza. Come no?! La Gina gorgheggia. La Gina si contorce come la rana di Galvani. E fuori la tempesta non infuria. I sacchetti di sabbia sul Tevere non servono più ad un cazzo. E nemmeno gli ombrelli e gli impermeabili. Ma qua dentro si che la tormenta impazza. E la Gina gode di orgasmi sconosciuti. Finché,  poi, in un riflesso di mattino buio, mi guarda e dice che presto manderò a fanculo quel cretino. Ed io so che sarà oggi.