giovedì 31 maggio 2012

MUNICIPAL WASTE - THE FATAL FEAST
È parecchio raro che la Nuclear Blast sbagli un colpo. Perché siamo di fronte ad una casa discografica molto abile nell’individuare talenti e nel saperli trattenere alla sua corte. Insomma, non è questo il caso di un’etichetta che lancia gioielli in giro per il mondo e poi li abbandona alla loro gloria, né siamo innanzi a chi di sola gloria vive. Se la Nuclear Blast scommette su qualcuno poi se lo tiene bene stretto. Coccolandolo pure. E ciò è quel che è accaduto con i Municipal Waste, gli americanissimi portabandiera di un moderno trash metal che non ha nulla a che vedere col capellonismo degli anni 80, essendo questa una musica iniettata di potenza ben più vigorosa. Cosa per cui questo The Fatal Feast non sfugge alla mediocre definizione di trashcore. Certo, Fatal è un album tutt’altro che innovativo, ma è comunque un lavoro sano che ben s’addice al padiglione auditivo del metallaro over 30. Perché racchiude tutto quello che egli vuole sentire. Per lo più suonato con qualità e perizia, cose che fanno di questa band un gruppo ormai maturo oltre che intelligente, di quelli che durano molto di più dello spazio di un solo disco. Grinta e rabbia non mancano affatto, l’aggressività, invece, è un po’ dosata. Ma, in fondo, questa non è più musica per ventenni e certe dinamiche svaniscono nei problemi della vita. Lo si può capire. Tuttavia, se vi va di ascoltare qualcuno che prenda a calci in culo la società moderna con humor non convenzionale, i Municipal fanno al caso vostro. E, se avete necessità di suoni non plastificati per non farvi smettere di pensare, i Municipal cadono proprio a puntino. Insomma, qui ci sono 38 minuti da far scorrere senza fermarli mai. Sperando che certe ritmiche che sembrano sparate da un AK47 non vi arrivino soltanto dritte al cervello ma pure al cuore. Perché è lì che va colpita l’inerzia. Qui.


mercoledì 30 maggio 2012

JABULANI
Ma porcattroiaaa! Ma che droga prende? La voglio! E spero che non sia roba solo per ricchi perché, effettivamente, ti fa fare dei trip dell’altro mondo. Fuori dal mondo. Su posizioni cerebrali mai occupate da nessuno. Ma è mai possibile che in una giornata in cui c’è gente che muore come topi sotto alle macerie di fabbriche costruite nel terzo millennio quel coglione si senta in diritto di parlare del calcio? Perché da queste merde nessuno si aspetta nulla. Né una soluzione ad uno stato delle cose pietoso né la redenzione di una nazione che fonda ormai i suoi presupposti sulla totale illegalità di ogni potere. Ma un po’ di rispetto, quello si che sarebbe auspicato. E, invece, il professor faccia da culo individua un problema nel sacro rituale del football! Ma porcattroiaaa ribadisco! Che se a ste merde si potesse applicare la giustizia sportiva, probabilmente ce li saremmo già tolti tutti dai coglioni da un bel pezzo. Perché, lo dimostrano questi anni, la giustizia sportiva funziona. Individua il crimine, lo processa in tempi rapidi e, poi, infligge pene che vengono eseguite. Subito. E, molto raramente, qualcosa finisce in prescrizione. Molto raramente si chiudono gli occhi. C’è chi va in B. Chi va in C. Chi addirittura scompare e chi viene radiato per sempre. Mentre loro, loro possono tutto. Impuniti. Quello è il loro vero “per sempre”. E, poi, candidi, con quelle facce di merda che si ritrovano, si permettono pure di pontificare. Da presidente a presidente. Da politico a politicante. Ed io, che mi sarei un po’ rotto il cazzo, avrei avuto un’idea. Propongo una loro sodomizzazione in pubblica piazza, magari ai Fori Imperiali, possibilmente il 2 giugno e con questo bellissimo esemplare di Jabulani. Che allora si che le loro vittime di ieri avrebbero qualcosa per cui godere. In un al di là orgasmico.