lunedì 30 aprile 2012

ABORTED - STRYCHNINE.213
Non ne ho voglia. Né di sentire persone felici, probabilmente per un’umana invidia. Né di ascoltare gente che sta a culo, come me. Perché, in fondo, sono già abbondantemente in overdose da dolore per i cazzi miei per poter sommare i vostri deliri alle mie frustrazioni. E non mi garba nemmeno leggere delle vostre malinconie per un passato che tanto non ritorna. Perciò scusatemi. Ma è così. E allora mi rinchiudo in un mondo musicale che non può che essere il territorio che già conosco. Che frequento da sempre. Sto per tornare il brutallaro che ero? Sto per ritrovare la rabbia? Non lo so. Non lo credo. Probabilmente ho solo bisogno di far girare qualcosa sul piatto per ristabilire un minimo di ordine delle cose. E non può che essere quello che ho sempre ascoltato. Ciò che sono. E gli Aborted ci cascano giusti. Forse proprio perché provengono da una delle nazioni più funebri del pianeta. Forse perché i loro riferimenti splatter ben si addicono al mio attuale stato d’animo. Forse perché non so bene dove andare a parare e quindi mi limito a rifugiarmi in quella calda comodità che è la mia stanza vuota. Forse. Che la mia vita è tutta un forse, ora. E, detto questo, vi lascio alla vostra dose di stricnina. Se volete servirvene è qui.


domenica 29 aprile 2012

Mi manca tutto. Un sorriso. Un abbraccio. Persino una giornata di sole. Mentre la mia anima è nuda come conviene a un verme. E c’è un bel tempo di merda che non prelude ad alcun mutamento. Intanto il germe del male mi si è piantato ben dentro. Difficile da estirpare come se fosse una piattola presa dalle peggiori delle baldracche di Saint-Lazare. E la rabbia e la frustrazione sono solo effetti collaterali della purga data al mio me stesso avvelenato. Resto un uomo che non si misura. Cui non piace soffrire. Capisco solo che io so vivere solo scisso dal dolore.