sabato 31 marzo 2012

Tratto da “Giù la testa”
(Sergio Leone)

Rivoluzione? Rivoluzione?
Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione!
Io so benissimo cosa sono e come cominciano:
c'e qualcuno che sa leggere i libri
che va da quelli che non sanno leggere i libri,
che poi sono i poveracci, e gli dice:
“Oh, oh, è venuto il momento di cambiare tutto”
(…) Io so quello che dico,
ci son cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni.
Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri,
i poveracci,
e gli dicono: “Qui ci vuole un cambiamento!”
e la povera gente fa il cambiamento.
E poi i più furbi di quelli che leggono i libri
si siedono intorno a un tavolo,
e parlano, parlano, e mangiano.
Parlano e mangiano!
E intanto che fine ha fatto la povera gente?
Tutti morti!
Ecco la tua rivoluzione!
Quindi per favore,
non parlarmi più di rivoluzione...
E porca troia, lo sai che succede dopo?
Niente...
tutto torna come prima.

venerdì 30 marzo 2012

RODIMENTI DI CULO E DIMMU BORGIR
Oggi mi rode il culo. E mi rode per validissime ragioni. E, soprattutto, perché mi sono rotto il cazzo di ascoltare cazzate esistenziali. Come ogni giorno. Come ogni mattina. Che qui non si capisce più dove sia il confine tra la vita privata e quella lavorativa. Che ci deve essere. Così sono un paio d’ore che mi sto ciucciando le più immani delle stronzate. Da quelle di Martina che ha mille problemi per l’organizzazione delle sue nozze. A quelle di Salvo che si è fatto venti giorni di varicella ed ora c’ha delle croste indelebili che gli solcano il viso. Da quelle di Enrico che c’ha sto divorzio di merda perché l’ex moglie, dopo essere fuggita per venti centimetri di carne migliore, ha pure stabilito che lo deve rovinare. A quelle della signora-che-non-so-che-cazzo-mi-serve che c’ha le analisi cliniche più sballate di quelle di un malato di lupus. E, intanto, quella commessa che seguo ha uno stato di avanzamento che rasenta il ridicolo. E non c’è più un cazzo da fare. Perché i costi saranno pure sotto controllo ma se gli appalti li assegni solo sulla base del ribasso d’asta è ovvio che chi fa il lavoro lo esegue con estrema lentezza. E con scarsissima destrezza. E, poi, aggiungiamoci pure che c’ho il grande capo bianco che mi fa incazzare. Forse perché è vero che quando superi i cinquanta non vali più un cazzo neanche sul lavoro. Perché non sei più motivato. Perché hai già attinto alle idee migliori. E hai perso grinta. Mordente. Così mi sono appena posto un quesito. Or ora. Ma se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, farei quello che sto facendo adesso? Ovvio che no. E quindi mi inventerò una scusa. Uscirò per degli appuntamenti. Fittizi. Perché in realtà il Blackberry mi dice che oggi non avrei da uscire. Ma devo andare a prendere un cappuccino al centro. E poi farò una vasca ai Fori Imperiali a guardare il culo delle turiste. Forse proverò ad attaccare bottone con qualcuna di loro. E poi salirò per via Panisperna, probabilmente disprezzando l’umanità che la popola. E andrò da Orbis. A comprare il biglietto per il concerto dei Dimmu Borgir. Anche se poi… che cazzo lo compro a fare il biglietto se morirò entro stasera?