sabato 31 dicembre 2011

VOGLIO UN FUNERALE COME KIM JONG IL
Un anno muore. E quando qualcuno o qualcosa ci lascia le penne è doveroso tirare le somme di un percorso prima di celebrarne le esequie. Ma le somme del percorso sono presto tirate. È stato un anno globalmente di merda. E punto. Mentre sul funerale… io avevo sempre desiderato di essere cremato su una pira d’ebano. Magari in spiaggia. Preferibilmente in una di quelle notti meravigliose in riva al mare. Con belle ragazze attorno al braciere. Possibilmente nude. E gli Slipknot a ricordare ai vivi che All Hope Is Gone. Ma ora no. Adesso ho un po’ cambiato idea. Voglio qualcosa di diverso. Voglio una stronza che lo dica alla TV. Voglio Lilli Gruber in lacrime che comunica, prostrata, la mia dipartita. Voglio giovani e vecchi. Donne e uomini. Civili e militari. E li voglio fiaccati dal dolore ed in ginocchio per terra. Voglio un funerale come quel pagliaccio di Kim Jong Il. E 13 giorni di lutto nazionale. Perché me lo merito un saluto da caro leader. E se voi pensate che sia folle, fate questa considerazione: ci obbligheranno a lavorare fino al 68esimo anno di età. Avremo scrivanie col catetere incorporato. E una tazza di reflussi corporali al posto del cestino della carta. Avremo colleghi trentenni che ci piglieranno per il culo perché non ci capiremo più un cazzo. E troiette che ci sventoleranno cosce e tette davanti al naso ben sapendo che non saremo più nocivi. Avremo negrieri 40enni che ci tratteranno come garzoni di bottega. E una sola unica voglia. Uscire da lì. Incoscienti che sarà troppo tardi. Perché sarà una logica conseguenza morire di fatica e per il troppo lavoro al 69esimo anno di età. Proprio come Kim Jong Il. Solo un caro leader. Mica il presidente eterno. Ma uno che lo sapeva da tempo che All Hope Is Gone. E quindi non ne ha concessa una stilla. Di speranza. A nessuno.