giovedì 15 dicembre 2011

L’ICEBERG DI FREUD
Secondo Freud, l’umano essere e la sua mente sono come un grande iceberg che galleggia in mare, per metà coperto dalle acque, per l’altra metà affiorante da esse. Il pelo libero dell’acqua è il punto di confine tra i due mondi della psiche che egli definisce come parte razionale (coscienza) e parte emotiva (incoscienza). In poche parole, il comportamento che agiamo con costanza è l’incoscienza, perché lo mettiamo in moto inconsapevolmente, senza una guida da parte del nostro intelletto. La sezione superiore, invece, è la parte raziocinante e comprende tutte quelle azioni che svolgiamo non in libertà ma per imposizione della nostra psiche spesso malata. Complessivamente, dunque, sopra il pelo libero c’è tutto quello che conosciamo, sotto quello che agiamo nella realtà. In mezzo ci sono le nostre capacità di far divenire consuetudine una cosa che, inizialmente, è solo pura conoscenza. Perché, ovviamente, Freud attribuisce minor valore alla parte superficiale che non costituisce una condotta.  
 

Ora, io lo so che non ci avete capito un cazzo. E quindi tocca fare un esempio: se io so che devo fare la raccolta differenziata ma, quando butto la monnezza, getto tutti insieme vetro, plastica, carta ed organico, è evidente che ho una conoscenza ma non un comportamento. E che, probabilmente, mi manca la capacità di mutare la prima nel secondo. Ossia sono un coglione. Diversamente, se appena si alza in piedi la Martina mi scappa da guardarle il culo, è evidente che quello è un comportamento e non solo una conoscenza. Perché io so che lei ha un bel culo ma mica ci penso prima ogni volta che mi volto a guardarglielo.