martedì 6 dicembre 2011

ZITTI!
Obiettivamente siamo un grande popolo. Sempre in controtendenza. Sempre in contrasto. Alternativi a tutto e a tutti. Così, mentre ogni persona civile al mondo biasimava i conflitti di interesse e ne ostacolava l’ascesa al potere, noi siamo riusciti ad autoincularci, eleggendo come primo ministro un imprenditore televisivo. Poi, trascorsi 17 anni (che evidentemente ci piaceva parecchio prenderlo in culo), abbiamo avuto la geniale idea di affidare le sorti del paese ad un mucchio selvaggio di banchieri, del tutto incuranti che il resto del mondo aveva preso un’altra direzione, quella della lotta alle banche e ai poteri finanziari, ormai la causa certa di buona parte della merda in cui ci tocca fare stile libero. Si vede quindi che siamo proprio programmati per essere anticonformisti. Diversi. Quasi underground. Perché poi ste stronzate ci piacciono pure. Ne gioiamo nel momento in cui avvengono. E, di norma, non siamo neanche molto rapidi a metterci una pezza. Perché abbiamo tempi di reazione omerici. E il risultato è che ci autoinfliggiamo pene tremende, salvo poi goderne come merdosi masochisti per svariati anni. E questo non mi va per un cazzo bene ma, in fondo, potrei pure tollerarlo. Quello che, invece, mi sta davvero sui coglioni, e direi parecchio, è che, magari, poi, tocca pure sentire la lagna. E questo pianto è un suono realmente fastidioso. In altre parole, adesso non me ne frega più un cazzo se vi hanno inculato a colpi di IMU o con qualsivoglia altro fallo a forma di IVA o di IRPEF. Non me ne fotte una beata minchia. E dove siete finiti voi che facevate gli indignati e speravate che il paese diventasse migliore con uno schiocco di dita? Con un cambio di maschera? Dove siete ora che quattro funzionari al soldo della politica stanno usando i medesimi mezzi che avrebbero usato gli altri per la suprema sodomizzazione? Vi state forse facendo commuovere dal pianto di una baldracca di turno? Erano lacrime fasulle ed io non ce la faccio più di sentirvi dire “che cazzo di altro si poteva fare”. Perché un’altra politica si può. Ma dovete prima farla dentro di voi. Rinunciando al tepore delle vostre abitudini. Rimettendo tutto in discussione. Ripartendo da zero. Accettando un tabula rasa. Nel frattempo, se non avete intenzione di farlo, andate tutti a fare in culo. Ma in silenzio.