giovedì 1 dicembre 2011

CHRISTINE, LA MORTE INFERNALE
Quando ero molto piccolo venivo spesso assegnato alla tutela di mia sorella. E mia sorella aveva questa amica che si chiamava Christine. E Christine era una ragazza favolosa che, tra l’altro, mi aveva in totale simpatia. E forse, a ben pensarci adesso, poteva trattarsi solo di una sorta di spirito materno che incominciava a manifestarsi precocemente, ma sta di fatto che sta simpatia si rivelava con una fisicità molto esuberante, quasi carnale. E così ho ancora vivo il ricordo di me, grosso modo decenne, che mi trastullavo tra i suoi abbracci da verace adolescente, anelando baci e pure carezze. E poi lei era sempre sorridente, aveva le lentiggini e lunghissimi capelli corvini che teneva spesso raccolti in una treccia. E occhi scuri scuri ma grandi, che la facevano apparire d’una bellezza pura come quella di Karla Spice. E chissà se col passare degli anni quella simpatia avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di meno platonico. Chissà. Ma non lo sapremo mai. Perché alla fine degli anni 80 a Saint-Lazare ci giravano fiumi di eroina. E la nostra Cri, arrivata ai 18 anni, si innamorò di un pezzo di merda che la portò sulla quella via di morte. Per fortuna, però, lei aveva una famiglia solida. Di quelle che, appena si accorgono di qualcosa, prendono i dovuti accorgimenti. E così, circa tre anni dopo, Christine tornò tra noi. Pulita e linda come non ce la ricordavamo più. Forse un po’ più aggressiva ma il suo seno era sempre il più bello tra quelli che facevano capolino sulle spiaggette di Endoume. Ed io non le toglievo mai gli occhi di dosso.
Però questa non è una storia americana. E avrete capito che non ha proprio un lieto fine. Sappiate quindi che poi Christine è morta. Perché, dopo essersi affrancata dall’ero, scoprì di essere sieropositiva. E poi morì di Aids. Ed io non riesco a levarmi dalla memoria quegli ultimi giorni a casa sua. Lei calva. Lei cieca. Letteralmente ridotta ad una larva. Nemmeno più umana. Ed io e mia sorella che passavamo i pomeriggi a farle compagnia. A vederla morire. Finché non accadde. Ed ora ve lo racconto soltanto perché oggi è la giornata mondiale dell'Aids. Perché, come ogni merda planetaria, anche l’Aids ha un suo giorno. Che serve a ricordarci che le spade sono una brutta merda. E che lo sono pure i preservativi che stanno al sesso come i guanti di lana alle seghe. Ma il rischio di morire in questa maniera rende decisamente sopportabili queste pene.