domenica 27 novembre 2011

HOUR OF PENANCE - THE VILE CONCEPTION
E l’Italia che cazzo fa? Sta a guardare? Io non lo direi troppo. Perché la gramigna del grind attacca bene nelle società di merda, dove la povertà e l’ineguaglianza avanzano, dove la violenza più che un vezzo diventa una necessità. E quindi noi abbiamo tutti i requisiti per trovarci in casa i nuovi Napalm Death o i nuovi Carcass. O per lo meno, manca poco. Per adesso, comunque, annoveriamo già grandissime band che restano nel sottobosco solo se si considera bosco quella merdetta che quotidianamente ci propinano i mass media nazionali. Tra questi, superfluo citare i maestri di mestiere Cripple Bastards, i favolosi Sudden Death, i maialissimi 2 Minuta Dreka, e chi più ne ha più ne metta. Per quanto mi riguarda, dal calderone tricolore, ho deciso di pescare una band a caso. Che combinazione prova non troppo distante dalla mia dimora. Perché sono romani anche se sembrano arrivare da un sobborgo di Pittsburgh. E vi sto parlando degli Hour of Penance, a mio avviso la band più selvaggia di quelle che hanno i natali sotto al cupolone.
In verità vi dico subito che il loro ultimo disco è decisamente deludente, visto che lascia spazio a stravaganze stilistiche che sfumano in una inaccettabile melodia. Però i lavori precedenti sono perle di brutalità che non possono passare inosservate. Tra tutte, questo The Vile Conception, un album annientante e fortemente ispirato, come sempre più raramente capita di sentire. Per la prima volta entra in formazione Francesco Paoli, e molta della sua crudeltà è dovuta al suo growling, potente, animale. Ma non è tutto. Un riffing sempre inquieto e la ritmica quasi inumana fanno di questo lavoro un capolavoro di denuncia di tutta la merda che ci ruota attorno, in questa città, in questo paese. Vale a dire la religione e la corruzione su tutto.
Insomma, se non siete precari di cuore, se non avete i timpani di Ercole, godetevi questi 36 minuti di orgasmo senza respiro. Qui.


italian style:
i moderni paladini del giusto...