giovedì 24 novembre 2011

HAEMORRHAGE - EMETIC CULT
22 giugno 1993. Mi ricordo quella data come se fosse ieri perché, tornando da Torino, ebbi la cazzuta sensazione che era appena finito qualcosa. Insieme a un compagno di corso, un certo Ercole, eravamo stati allo Stadio delle Alpi. Lì i Metallica ci avevano deliziati con una prestazione da maestri veri. E ci sibilavano ancora le orecchie per la potenza di quel suono. Che, forse, eravamo stati per troppo tempo troppo vicini agli amplificatori. Ma non era proprio così. A me le orecchie fischiavano perché sapevo che quel giorno si era vista la massima espressione del trash metal. E sapevo che nessuno avrebbe potuto fare meglio. Nemmeno i Metallica stessi. Che ho rivisto altre volte, senza mai gradirli come quella sera. Si imponeva dunque la necessità di trovare qualcos’altro. Qualcuno che sapesse andare oltre. Anche in maniera rozza. Tanto poi, qualcun altro avrebbe saputo smussarne le difettosità. Così il giorno dopo, riposato e lucido, non andai a lezione ma mi diressi da Backdoor. Che allora era il migliore negozio di dischi della città. Andai direttamente alla cassa e domandai “qualcosa che andava oltre”. E mi suggerirono questo album degli Haemorrhage.
In copertina due corpi appesi dai piedi e macellati come vitelli. Dentro, titoli come Anatomized. Capii subito che l’oltre era arrivato. Pagai. Ed andai a casa per mettere sta roba nello stereo. E non era il più sopraffino del death metal. La musica degli Haemorrhage non lo diventò nemmeno dopo. Però apprezzai un’insolita cattiveria, una violenza inedita pure per chi coltivava da anni la passione per il metal e per l’HC. Perché quello era un disco marcio davvero. Musica per menti fottutamente decomposte. Purulente ma virulente. Così posso dire con certezza che quel pomeriggio io ho scoperto il goregrind. Ed ascoltai tutto il CD una volta. E poi un’altra. Finché, alla metà della terza, venni interrotto da una telefonata. Di Ercole. Che stava al reparto di otorinolaringoiatra del Molinette. Che c’aveva un danno serio. Un orecchio gli ronzava ancora e aveva perso per sempre il 20% della capacità auditiva. Il dottore diceva che non era colpa dei Metallica. Che lui aveva un cazzo di difetto all’udito che il concerto della sera prima aveva soltanto acuito. Poraccio. Che ancora adesso se gli parli si gira tutto da una parte. Ed è per questo che non gli feci mai ascoltare la mia scoperta di quel giorno. Cosa che, invece, mi pregio di fare con voi. Adesso. Qui.