venerdì 4 novembre 2011

SEX PISTOLS - NEVER MIND THE BOLLOCKS
Ieri sera stavo vedendo una merdetta in TV sulla vita di Sid Vicious e sugli eventi legati alla sua morte e a quella di Nancy. E mi stavo per addormentare sul divano. In realtà, ogni tanto il gatto mi molestava ma era inevitabile che finissi presto in catalessi perché il taglio della trasmissione, che sembrava una via di mezzo tra la coglionaggine di Voyager e la perversione di Quarto Grado, favoriva la totale disconnessione del cervello.
Però ho tenuto duro e, prima che il sonno mi cogliesse del tutto o che la TV mi rimbambisse completamente, sono riuscito a ricordare che Never Mind The Bollocks non era mai comparso sul mio blog. Cazzo. Lacuna da colmare! Perché questo album può piacere oppure no, e - nel mio caso - direi proprio che non mi orgasma pur possedendolo sia in CD che in vinile, ma non può lasciare del tutto indifferenti. Perché questo, signori, è il famoso disco del non ritorno.
Ed io sono d’accordo con chi sostiene che i Sex Pistols non sapessero suonare, sono d’accordissimo anche con quanti non possono fare a meno di evidenziare ogni volta che i Clash erano ben altra cosa. Ma non si può nemmeno sorvolare sul fatto che era il 1977. E che senza questo disco le cose probabilmente avrebbero tardato a cambiare. Eravamo in anni di sterile rock progressivo, di inutili ghirigori strumentali, di vocine secche se non del tutto afone. E contenuti impalpabili. Ovvio che le emozioni, decisamente, mancassero. E che serviva freschezza. Serviva voglia di andare contro. Serviva fuoco perché non se ne poteva più di un mondo stanco, sporcato solo da colori lisergici. Ed in quel mondo comparve la voce indecente di Johnny Rotten che coi suoi amici seppe dimostrare a tutti che si può far musica senza sapere suonare. E non ci sono dubbi che non lo sapessero fare. Ma loro erano il punk. E gli stessi Clash, ancorché bravissimi, punk non lo erano già più. Ma ormai l’argine si era rotto. Nulla sarebbe stato più come prima. E la cattiveria era entrata far parte del mondo del rock.
Sentite qua. E basta.