martedì 1 novembre 2011

PATHOLOGY STENCH - GLUTTONY
Tante vite fa, mia sorella fece una vacanza a Praga, Cecoslovacchia. Perché già… mi pare proprio che ci fosse ancora la Cecoslovacchia a quei tempi. Quella che era forte nell’atletica. Nell’hockey. Quella che non era ancora divisa in due, tra poveri e ricchi. Ma non se sono completamente certo.
Fatto sta che, conoscendo bene i miei gusti musicali e visto che io esigevo sempre che mi si portasse un bel souvenir, ogni volta che si recava da qualche parte, mia sorella doveva perdere un intero pomeriggio di vacanza per trovarmi un buon disco di metal locale. E quella fu la volta che si superò. E ci azzeccò mica male. Portando a casa questo album dei Pathology Stench, che poi scoprii non essere di Praga ma di un simpatica cittadina slovacca da cui provengono anche un fottio di favolose pornostar contemporanee.
C’è da dire che i Pathology, pur essendo ancora attivi, hanno sempre fatto pochissimi album. Lavorano col contagocce. Quasi che far musica non sia il loro mestiere. E, grosso modo, fanno uscire un disco ogni cinque anni. Cosa che non li ha mai esposti ad un gran successo. Ma che ha sempre fatto si che ogni loro lavoro fosse ben studiato e ben suonato. Insomma, roba che vale la pena acquistare, se vivi ancora nell’epoca del vinile. O scaricare, per i fortunati che sono entrati nel XXI secolo. Oserei anche dire che, se invece di essere slovacchi i quattro in questione fossero americani o scandinavi, probabilmente avrebbero già fatto il giro del globo di spalla ai Metallica. Ma sono slovacchi. E quella loro non può essere una storia a lieto fine. E quindi possono solo auspicare di risiedere con il loro ottimo death metal su timide colonne come queste.
Per onor di cronaca, i temi dominanti sono quelli più tradizionali. Il sesso. La morte. E la politica. Che, in fondo, è la vera morte della nostra civiltà. Ma, se oggi vi va di sentire qualcosa di ben fatto, se volete dimenticarvi che si festeggiano i santi, insomma, se volete tirare un po’ il fiato, il mio consiglio è di prendere un po’ di aria da qua.