martedì 18 ottobre 2011

21 LUCIFERS - IN THE NAME OF...
Falun è una ridente cittadina svedese, situata poco a nord di Stoccolma. Un posto dove, al massimo si può pensare di incontrare qualche renna bradipa che ha osato spingersi troppo a sud. Un posto dove non c’è un cazzo. Tranne qualche bella figa che, nelle ore più “calde”, anima il viale cittadino o, la notte, i disco pub. E non parlo a caso. Io ci sono stato a Falun. Un po’ di anni fa. Ed era proprio così. Quiete. Tranquillità. Un po’ di sci da fondo. Figa. E alcool come se piovesse, pur se a prezzi non del tutto equi.
Però capita che pure in un simile paradiso, tanto lontano dai nostri stress e dalla nostra quotidiana inciviltà, ogni tanto si apra una bara. E può succedere che dal feretro sbuchino fuori cinque demoni pronti a pisciare sulla neve che da quelle parti non disdegna mai di cadere in abbondanza. I cinque demoni di Falun sono i 21 Lucifers, gli estremisti del metal locale. .
Per onor di cronaca, devo dire che i Lucifers non sono ancora del tutto competitivi. Buttano dentro ai loro lavori un po’ di tutto. Dal black al death metal, dal trash al brutal, senza mai farcire un pezzo con qualcosa di personale. Il cantato, poi, è un discreto ma troppo acido screaming che può risultare irritante al lungo ascolto. Insomma, c’è chi sa fare di meglio di loro già al primo lavoro. Ma mi piace poterli recensire oggi perché mi sono ricordato di questo disco riflettendo sullo scontro di piazza e sulla battaglia che deve continuare. Perché questo disco è come la lotta. È una vergine che deve crescere. Finché la potenza non diventerà possenza. E le diverse derive trash non evolveranno in pura furia. E proprio il loro furore mi ha fatto immaginare i cinque svedesi. In piedi. A gambe divaricate. Sotto la loggia delle benedizioni. A sparare cartucce di brutalità sonora. Facendovi insanguinare le orecchie insieme alle gengive. Colonna sonora di accadimenti così distanti dalla quiete di Falun.
Qui.