giovedì 13 ottobre 2011

RICETTA DEL GIORNO: INDIGNATI AL GAZPACHO
E adesso ci indigniamo pure noi. Perché li avete visti ieri? Tutti indignati. E ridicoli per il solo fatto di esserlo con decenni di ritardo. Indignati. Che hanno riempito le strade d’Italia con slogan retorici, formali, quasi accademici. Indignati. Ma solo dell’ultima ora. Solo da ieri. Perché non bastava essere il paese di merda che siamo da almeno trent’anni. Non era nemmeno sufficiente avere indici finanziari da terzo mondo e parametri sociali tipici del quarto. Non sono neanche mai servite le figure da cazzo che le nostre rappresentanze ci hanno fatto costantemente fare all’estero per anni. Per indignarci. Cosicché, qua da noi, mai nessuno si era indignato prima di ieri.
E se proprio decidiamo di farlo, noi ci si indigna a comando. Perché siamo pecore. E nemmeno nere. Che neanche immaginiamo più come si può organizzare un vero, innovativo ed efficace contrasto sociale. Così finisce che ci indigniamo solo quando si indigna qualcun altro prima di noi. Solo per parodia. Quasi per burla. Visto che hanno iniziato per le callas spagnole. Che hanno proseguito per i viali di Wall Street. E così lo facciamo pure noi. Per moda. Per esserci. Per imitazione delle cose. Per rimanere baricentrici al grande volano che è la massa gravida di TV. Del tutto analogamente a come contraffacciamo tutto. Come scimmie. Dalle parodie di cinema americano, passando per tutte le peggiori abitudini a stelle e a strisce, fino, in ultimo, alla riproduzione di chupitos e gazpacho andalusi.
E può essere che io sia un bel coglione. Ma sono certo che siete più coglioni voi. Che vi indignate al comando di chissà quale burattinaio. Che, per una volta, non dovrebbe essere lui. E che, magari, è semplicemente la cassa di risonanza di una telecamera accesa.
Andate quindi a fare in culo. Perché adesso sono indignato pure io. Ma di voi.