mercoledì 12 ottobre 2011

ALICE COOPER - BRUTAL PLANET
Un po’ mi rode il culo. Ma non troppo. Perché sapevo già da tempo che stasera non avrei potuto esserci ed ero preparato alla funesta eventualità. Però, mentre sto scrivendo questo post, non posso non rimuginare sul fatto che il palco dell’Atlantico starà tremando sotto i calci nei coglioni di quel turbine umano che è il vecchio Alice. E che ghigliottine e pipistrelli staranno facendo il carosello sul ring allestito per accogliere l’unico vero dio dello shock rock. Che, diciamocelo chiaro, non spaventa più nessuno ma che ha ancora i suoi perché. Visto che, se non fosse esistito lui, probabilmente certi argini non si sarebbero mai rotti.
Dunque mi rode. E non mi resta che proporvi questo Brutal Planet. Il mio disco preferito di Alice. Un lavoro che veniva dopo un momentaccio in cui il nostro caro ha rischiato l’estinzione come i panda. Perché si stava smarrendo in grandi cazzate glam, totalmente dimentiche dei precetti del suo grande maestro Frank (Zappa).
E, siccome ogni risurrezione passa sempre attraverso un rinnovamento, Brutal è album che non ha precedenti nella discografia di Alice. Sonorità molto più dure del solito. Ed atmosfere sempre sinistre ma sicuramente più moderne. Ma quello che fa di questo disco un gran disco sono le sue tematiche che, finalmente, abbandonano il rituale del pipistrello e della bambola gonfiabile impalata, per arrivare a riassumersi totalmente nel medesimo titolo dell’opera. Questo è un lavoro sulla violenza e l’atrocità che la vita ci riserva. Un lavorone.
Io vi confesso di non averlo mai visto dal vivo, però mi sento di suggerirvi di andare a qualche data della tournée italiana. Perché so da fonti certe che il suo show supera di gran lunga l’asticella media. Che i suoi concerti sono macabri, cruenti e molto spettacolari. Che l’energia che ha in corpo è del tutto intatta. Nonostante i suoi 63 anni. Che ci fanno chiedere che cazzo di droga assuma. Per comprarne qualche etto pure noi.
Sentite qui.