giovedì 6 ottobre 2011

ANKRISMAH - DIVE IN THE ABYSS
Ieri sera dovevo prendere una decisione seria. Una di quelle cose che, se non trai subito il dado dalla faccenda, non ti lascia quiete. E dormire diventa fuori discussione. Perché avevo le idee abbastanza chiare ma ancora una sola e piccola perplessità. E non c’era molto che potessi fare per dipanare la situazione. Perché quando finisco in quel genere di loop c’è solo la possibilità di uscirne per vederci finalmente chiaro. E devo pensare ad altro. A qualcosa che non pretenda concentrazione. E allora ho guardato la TV. Ma un cazzo. Le Iene fanno cagare. E mi hanno anche fatto rodere il culo perché ho saputo che è tornato in pista puree Marrazzo che gli piace il cazzo. E allora ho molestato un po’ il PC. Che avrete visto che ho dato una rispolverata pure al mio account su Twitter. Ma anche lì… due di picche. Ancilla Tilia non vuol proprio diventare una mia follower. Dunque, è evidente che non me la darà mai. E allora vaffanculo. E sono uscito. Che di solito funziona. La macchina. La notte. Le comparse sui marciapiedi. Un bel CD da sentire. E ho messo su gli Ankrismah. Che, magari, molti di voi non conosceranno perché sono una piccola band marsigliese che non ha mai veramente sfondato. Ma musicalmente sfondano eccome, anche se si tratta di un black metal ancora molto immaturo.
Ed è successo grosso modo questo. Che mi metto a girare come un coglione senza meta. Imbocco il raccordo anulare. E all’uscita 1 spengo la radio che tanto diceva solo minchiate. Poi metto sto lavoro degli Ankrismah. All’uscita 3 era già finito il primo pezzo. Ma quando sono arrivato alla 16 avevo già dimenticato le ragioni per cui ero uscito. Alla 20 ero rilassatissimo. Alla 23 lucido al punto giusto per prendere la decisione giusta. All’uscita successiva il dado era finalmente tratto. E c’era su la traccia 7 che, combinazione, si chiama Kill Yourself. E speriamo solo che non porti sfiga. Così, mentre inizia Narcose, in uno stato di quiete interiore degna del pezzo on air, mi dirigo di nuovo a casa. Sereno. Compiaciuto per la decisione presa. Come se i miei concittadini m’avessero messo dentro un po’ del mio buio mare. Quello che, un tempo, mi aiutava sempre.
Ed è per questo che oggi si meritano di stare qua.