martedì 20 settembre 2011

MILANESI, VERONESI, VARESOTTI E BERGAMOTTI
Esiste pure una festa dei popoli padani. Ed io non lo sapevo. O meglio, ero al corrente del rito tribale dell’ampolla d’acqua che prende la scorciatoia dal Monviso fino all’Adriatico nelle mani di una malato di mente, ma non mi era chiaro che sta cazzata fosse il momento clou di detta primitiva festa, di cui mi sento di dire qualcosa perché titolato a farlo in qualità di apolide non fazioso.
Preciso, infatti, che io sono nato parlando una sorta di strano idioma della Francia del sud. L’ho poi impastato di variegati accenti arabi e basso piemontesi. E, crescendo, ho shakerato il tutto con un po’ di torinese, di ligure ed infine di romanesco. Immaginate dunque che proprio il mio modo di parlare indica che io non sono un cazzo e che quindi ho titolo di arbitro per mandarvi un po’ tutti a fare in culo.
E veniamo ai fatti, puntualizzando che io detesto certe meridionalità quanto i ramapitechi con lo spadone, ma facendo doverosa chiarezza una volta per tutte sulle responsabilità, senza che per ciò si indigni ancora il gran visir di tutti i coglioni.
Perché sono passati quasi vent’anni. E vent’anni non sono pochi. Sono un periodo abbastanza lungo per non essere definito un istante di bonifica o di transizione. E l’Italia che conoscevamo era senza dubbio il frutto marcio del grande albero-buco che è stato certo sud per interi decenni, era sicuramente lo sfregio delle politiche romane, del volemose bene e del famme ‘sto favore, ed era il ritratto cafone portato in giro per il mondo da certa becera napoletaneità. Ma l’Italia di oggi è ben diversa. È fatta di corrotti e corruttori. Di default. Di polizia ovunque e di giustizia da nessuna parte. Di zie suore e di zoccole in parlamento. E questa non è più quella vecchia Italia di allora, ma è giusto il paese costruito dai popoli padani. Dai milanesi e dai veronesi. Dai varesotti e dai bergamotti. Che sono sovrani di questo regno ormai dal lontano 1994.
Quindi, esimi bifolchi senza vergogna, smettetela di cagare il cazzo con i vostri slogan di merda, gridati peraltro con vernacoli al limite della comprensibilità. Perché voi siete ignoranti, ladri e buffoni come tutti gli altri. E qualcuno di voi è pure peggio. Affrettatevi dunque a ripulire i gioielli di Venezia. Da quelle cazzo di trote, dalle frattaglie dei vostri riti voodoo e dalla pelle dei vostri salami. E, soprattutto, levatevi quelle cazzo di corna dalla capoccia. Che se vi vede un vichingo vero vi si incula tutti quanti. E non sarebbe certo spettacolo gradito.
ORENBURG: Monument of A.S.Pushkin