martedì 6 settembre 2011

IL MORTO NELLA MERDA
Ogni canale d’informazione tradizionale oggi si occupa prevalentemente di due sole cose: delle bagasce del presidente e del baratro finanziario in cui stiamo speditamente precipitando. Ma io sono certo che nei prossimi giorni vedremo qualcosa di diverso, perché sono trascorsi quasi dieci anni dal più famoso degli 11 settembre ed è sicuro che ci succhieranno il cazzo fino a farlo sanguinare su quei fatti del 2001. Perché l’11 settembre è stato un favoloso show. Uno dei migliori che la memoria umana possa ricordare. Più dell’allunaggio. Più del film d’addio alle scene della gloriosa Sasha Grey. Quindi, un bel revival ci sta tutto.
Ora, non mi si accusi d’insensibilità. Perché so bene che quella è stata una tragedia enorme. E su ciò non c’è margine di polemica. Ma sappiamo tutti che essa non è stata la peggiore e che ce ne sono tantissime più o meno volutamente dimenticate.
E, forse proprio perché anche i media sono consci che esistono drammi ben più tragici senza la benché minima cassa di risonanza, sicuramente ci sminuzzeranno le palle adducendo come scusa il fatto che quell’evento ha avuto una portata tale da cambiare il mondo.
Ma a questo punto di vista io mi oppongo. Perché tutto l’orrore di oggi ha radici ben più profonde e la sua alba non fa data da quel giorno. Che non è quindi lo spartiacque di un bel cazzo. In poche parole, la merda c’era prima e semmai è rimasta intatta in tutto il suo fetore. Il mondo faceva schifo ed uno schifo è rimasto.
Ed io sono convinto che solo una cosa potrà cambiare il mondo davvero, arginando questa devoluzione della specie. Ma solo forse. E la cosa siete voi. Adoperando il web. Con le rivoluzioni che nascono dai social network e diventano di tutti. Con i video amatoriali sparati in rete alla portata di chiunque. Ma comunque si sappia anche che è ancora presto per sostenere ciò. Che la letargia è malattia tosta. E che non basta la primavera araba per dimostrare un cazzo. Soprattutto se metteranno pure mano, o meglio manette, anche alla nostra rete.
Così l’alternativa, per adesso, non è ancora una rivoluzione culturale. E, più semplicemente, non esiste. Quindi, vi deluderò, ma continuerete a nuotare nella merda per un bel po’. In un mare di merda. Chi a stile libero. Chi a dorso. Chi a rana.
Ed io, non sapendo né leggere né scrivere, ho deciso che farò il morto.