lunedì 5 settembre 2011

ROLLINS BAND - THE END OF SILENCE
Uno strano scherzo del destino ha voluto che passassi il venerdì sera a Voghera. Ossia un’amena cittadina del pavese. Ovvero un posto di merda autentica. E non me ne vogliano i vogheresi, che comunque possono contare su una dignità sociale quasi ovunque estinta su e giù per lo stivale, ma io continuerò a ritenere che non si possa vivere dove non puoi tirare fuori il cazzo per pisciare che te lo mangiano le zanzare.
E non si creda che questo sia solo un modo di dire. È un fatto vero. È storia. Perché proprio venerdì mi sono ricordato di esserci già passato da quelle parti, qualche lustro fa. In un viaggio da sud verso nord con Milano nel mirino. E per andare a vedere un concerto del mitico Henry Garfield e solo in arte Rollins.
Ricordo proprio di essermi fermato lì, per il tempo di una pisciatina. In una piazzuola dell’A7, che non mi piace pisciare nel solito sozzume degli autogrill e preferisco sempre un cespuglio di rovi a bordo strada. Ma accadde che non appena lo tirai fuori venni preso d’assalto. Migliaia di zanzare attorno al mio cazzo. Zanzare carnivore, s’intende. E pur lusingato dall’essere femmina della zanzara, dovetti riporlo in tutta fretta, decidendo che avrei pisciato davanti al forum di Assago. Perché, che cristo, mica ci si può giocare il cazzo in quella maniera, pensai. E così corsi ancora di più su quella lingua d’asfalto detta pure “la cammionale”. Che ho sempre avuto il piede pesante io. E poi quella sera ci sarebbe stata la Rollins Band. Che avrebbe suonato pezzi di storia. Perché il punk aveva finalmente smesso di essere un grande acuto di se stesso per diventare raucedine. L’hardcore cominciava a appesantirsi fino a diventar metallo e la bandiera nera del straight edge aveva cominciato a sventolare grazie al gigante dello spoken word che a qui tempi era l’animale giusto, appositamente liberato dalla gabbia. E quella sera la bestia era atta a mordere, la vera fine del silenzio ebbe inizio e non ci sarebbe più stata redenzione. Ed io, ancora oggi, credo che questo sia il disco più incazzato che abbia mai ascoltato in vita mia, un vero concentrato di puro odio e sincera rabbia. Crudo come solo la violenza urbana e certa umana alienazione.
E se voi non ci credete, sentite qua.