venerdì 26 agosto 2011

BANJAX / VÖETSEK - SPLIT 2006
Adesso che sono tornato tra di voi, e solo ora, mi viene in mente come tutto è cominciato. In una fantastica notte che aveva pochissima luna, visto che s’era andata a nascondere verso oriente mentre io marciavo con l’occidente nel mirino. In una notte che era ancora bella fresca. E così diversa da quelle calde ed umide che stanno molestando adesso i nostri sonni.
Ed io correvo. Spingevo. Procedevo dannatamente forte su quei rettilinei bui come la pece. E solo ogni tanto rallentavo… quando una luce di origine marina mi schiudeva innanzi degli scorci di un mondo che a volte sa essere meraviglioso.
Ma prevalentemente correvo. Perché tanto tutti dormivano. E la riga della mezzeria potevo allegramente inghiottirla col fondo di ghisa della mia 16 valvole sfiatate.
E c’era pace. E tutto attorno un brulichio di movimento. Di genti del sud che sfrecciavano da nord verso le terre patrie. Pullman carichi di maghrebini agognanti la frontiera di Tangeri. Autostoppisti e saccopelisti alla disperata ricerca di uno strappo oltre i confini iberici. E famiglie. Sorridenti per la prospettiva di un paio di settimane di vita.
Ma io me curavo poco. E solo ora le valuto. E penso. Ed è tutta disperazione a cui si fugge. Così va bene lo stereo a palla. Anche se ho le casse spompate. Ma un po’ battono ancora. E metto su uno dei CD che avevo comprato ad Osaka. Che non avevo ancora nemmeno ascoltato. E cazzo. Sono ragazze. Che non mi aspettavo. Un verace crust d’oriente che mi fa essere ovunque e da nessuna parte allo stesso momento. Allora schiaccio ancora. Devo arrivare. Anche se a me interessa il viaggio e quasi mai la meta. Ma provate a mettere il terzo pezzo (il titolo non saprei tradurlo dal jap) e ditemi voi se riuscite a stare sotto ai 130 km/h. E vaffanculo la stradale.
Pigia
qui.