martedì 2 agosto 2011

ARS MAGNA - CAMINOS TORTUOSOS
Il monologo di ieri mi ha fatto venire in mente che non sempre sono riuscito a tornare a casa da un viaggio con un degno souvenir.
Infatti, da giovane laureato, mi hanno mandato spesso al confino. Sovente in posti ameni. Ma pur sempre paesi in via di sviluppo, dove le tracce di metal o punk erano più esigue dell’onestà nel nostro parlamento.
Ad esempio, in Siria. Città bellissima Damasco. Ma credo che là non sapessero nemmeno che cosa fosse un plettro. O in Guatemala. Dove restai per quasi due mesi su un progetto di elettrificazione rurale. Ossia, bisognava portare la corrente elettrica nelle campagne perché non c’era. Che sembra ben poca cosa. A meno che non si sappia che il Guatemala, tranne l’omonima capitale, è tutta campagna.
Comunque, mentre progettavamo turbine Francis a tutto spiano per ogni cazzo di corso d’acqua o ruscello che fosse, mi capitava di domandarmi come potessero suonare del metal i giovani locali se non avevano una briciola di elettricità. Risposta ovvia. Quei poveracci non suonavamo metal. Ed io ero in crisi di astinenza. E mi riuscì di sopravvivere solo perché ai quei tempi c’era il walkman. E perché avevo un’illimitata scorta di Duracell. Oltre alle cassette che con tanta dedizione mi autoproducevo.
E non trovai una nota di metallo nemmeno tornato nella capitale. Neanche all’aeroporto. Solo al duty free mi imbattei in qualche ciddì yankee. Ma nulla di locale. Lo zero totale.
Così ieri sera mi sono detto. Guardiamo se è cambiato qualcosa. Sfruttiamo la potenza del web e vediamo che c’è ora da quelle parti. Ed ho trovato un disco del 2009 di questi Ars Magna. Effettivamente deboli. Fiacchi da morire. Con una voce femminile che proprio non ce la fa ad affrontare le scalate che il power metal imporrebbe.
Però li posto. Perché ho scoperto che in Guatemala sono un culto. Il loro forum è molto frequentato. E sembrano un buon seme. Il segno che il movimento sta nascendo pure lì. E mi piace pensare che un po’ del merito sia pure mio. Che ho dato il mio contributo a suon di sbarramenti, prese e condotte forzate. Alla faccia di quei cazzo di ambientalisti. Che se fosse per loro avremmo ancora il cazzo coperto da foglie di fico. D’india. E, soprattutto, il Guatemala non avrebbe il metal.
Ma si sa, ogni buon cammino è sempre tortuoso. Ha difficoltà. Ma alla fine si arriva in vetta con più soddisfazione. Pescate qua.