martedì 19 luglio 2011

LI MORTACCI VOSTRA
Mi è sempre successo. Sebbene abbia una certa attitudine per il viaggio e nonostante abbia avuto la fortuna di muovermi spesso anche in paesi lontani, ogni volta il rientro mi ha annientato. Ma stavolta forse è peggio. Potrebbe essere l’età. O il fuso. O potrebbe essere che veramente sono stato in un mondo troppo diverso, il che è sempre più insolito in tempi di globalizzazione, monocultura e cazzate del genere.
Così ieri ho faticato parecchio. Ed oggi pure di più. Non tollero più un cazzo di questo nostro paese decadente. L’immondizia per le strade. Le merde di cane sul marciapiede. La gente che ti supera in fila dal tabaccaio. Il tono delle voci. E chi suona il clacson quando il semaforo è ancora rosso. No. Io non ce la posso fare.
Mi verrebbe da dire che vi odio tutti se non fosse che odierei pure me stesso visto che sono anch’io una pedina di questo modo di merda di vivere. E quindi sono altrettanto responsabile. Quanto voi. Forse anche di più. Perché molti di voi non lo soffrono. Ma io si.
Pensare che io lo temevo questo cazzo di spleen. Ben sapevo che sarebbe tornato. Lo conosco. Ma non posso farci un cazzo di niente per arrestarlo. Per lenirne i sintomi. Deve solo fare il suo corso. Qualche volta dura poco. Altre volte si accampa dentro di me per settimane.
E ieri sera vedevo una trasmissione su RaiStoria. Bisogna arrivare oltre il 40° canale per trovare qualcosa di decente a meno che non si vogliano vedere i cartoni animati o un po’ di sport. Ma in questa stagione c’è solo della cazzutissima atletica. E comunque c’era una femmina per cui credo che valga la pena vivere. Isabel Allende. Mi inchino come ho appena imparato a fare. È una bella intervista. Forse vecchia. E lei ne ha girato di mondo. È nata in Peru. È cresciuta in Cile. È dovuta scappare. Prima in Venezuela. Poi in Spagna. Adesso vive negli Stati Uniti. Così le chiedono se lei sappia dove sia la sua casa. La mia casa è dov’è la mia famiglia. Dove stanno le persone che amo.
Resto di merda. Capisco dunque di essere diventato romano. Mi mancano sei generazioni ma sono romano. Come Giulio Cesare e come Tiberio Sempronio Gracco. Ma anche come Franco Lechner. E Cicchitto.
E quindi voglio le chiavi della città. Datemele. Cercatele e datemene una copia. Che intanto esco fuori di qui. Che oggi ci sta di gridare al mondo li mortacci vostra.