lunedì 18 luglio 2011

私のせいで、申し訳ありません
Non avevo mai avuto una grande simpatia per quel paese. Forse perché mi era capitato di vederli solo in televisione, giudicandoli tutti delle formichine che lavorano instancabilmente e a testa bassa per garantirsi mediocri vacanze mordi e fuggi davanti ad ogni monumento della vecchia Europa. E comunque non si poteva aver rispetto per un popolo che ancora onora un imperatore che considera divino e si nutre di balene.
Ma il mio punto di vista era sbagliato. In Giappone il tenore di vita è altissimo. E solo per questo non si può non stimarli. Con un territorio che come il nostro non ha una cazzo di risorsa, vivono col reddito pro-capite più alto al mondo. E sembrano farlo senza sforzo. Senza lamento.
È pur vero che mi sono successe cose dell’altro mondo. Che ho fatto inchini fino al mal di schiena. Osando al punto da mostrare a tutti il culo, fra risatine di sottecchi perché non ho mai capito un cazzo di come si espletasse il salamelecco della riverenza. Ed ho consumato circa 200 biglietti da visita in una settimana. Imparando però a porgerli con due mani invece che tirarli come se fossero dei frisbee dall’altra parte del tavolo.
Insomma, per quanto mi riguarda è come se avessi imparato un po’ di educazione. E non è che ne sentissi la necessità. Per cui tornerò presto alle vecchie e cafone abitudini. Ma se ci sei dentro ci devi sguazzare. Fino a provare invidia per chi in quel mondo fatto di gentilezza e cortesia ci può vivere davvero.
Le ragazze di Osaka, infine. Che non sono quelle coglione cantate da Finardi. Hanno occhi mandorlati. Vero. Ma sono occhi fieri che ti guardano diritto negli occhi. E sono belle. Moderne come non ti pensi. E sempre ben vestite anche se ho scoperto che quelle cazzo di cosplay esistono davvero. Ma sono poche per fortuna. Tutte le altre, invece, hanno un indefinibile fascino che non si riesce a far immaginare. Ed hanno fiche piccolissime. Stupendosi con occhi che diventano tondi tondi quando un normalissimo fallo italico le rapirà.
E poi, nonostante siano loro (forse) ad aver inventato le infradito, non ciabattano per strada come in un basso napoletano. Ed alte trottano per i loro marciapiedi al neon. Di giorno. La notte. Perché è la luce che non ti puoi dimenticare di quella città. Tutta luce artificiale. Come in un eterno parco giochi. Ed io da piccolo adoravo la casa delle fate.