venerdì 8 luglio 2011

EXTREME NOISE TERROR - LIVE AT THE FULHAM GREYHOUND
C’è chi ha avuto l’indicibile culo di poter raccontare l’isola di Wight e chi ha avuto l’onore di potersi rotolare nel glorioso fango di Woodstock. Io, invece, non ho mai partecipato ad un evento che facesse epoca, però passerò all’immortalità per l’essere stato registrato tra i vocianti di un concerto finito pure su vinile.
Avevo 15 anni. Mi pare. Ed ero andato a Londra per imparare la lingua. Una di quelle cose che ogni tanto organizzavano le scuole. Una di quelle cose così conformiste che non servono mai ad un cazzo. Tanto è vero che l’unica lingua che ho poi studiato era quella di Zaira. La mia compagna. Di classe. E, possiamo dire, non solo.
Così era estate. E al mattino c’era la scuola. Al pomeriggio c’era il sesso. Ed alla sera volevamo vedere il punk. Quello vero. Quello made in UK. Ma, siccome io nasco sempre tardi, scoprii ben presto che quello era già defunto da almeno un lustro. E che c’era rimasto l’hardcore. Cosa che comunque non si disprezzava. Così una sera andammo a Fulham. Un quartiere di merda appena sotto ad Hammersmith, dove c’era un locale che ogni notte ce la mollava con i nostri generi musicali preferiti. E quella volta c’erano gli ENT. Che non avevano ancora raggiunto la notorietà del poi ma che mi spalancarono innanzi tutto il mondo nuovo.
Perché in un’ora di concerto venni letteralmente pietrificato dai loro selvaggi eccessi. E conobbi il grindcore. Capii che la musica poteva essere portata oltre ogni limite allora noto. Imparando che se usavi due cantanti potevi ancora aumentare la velocità dei brani. E che il blast beat non era roba solo per il metal. E il metal stesso forse non esisteva più. Perché era cambiato. O stava mutando.
E mentre il Greyhound esplodeva di sana violenza. E Londra sembrava di nuovo far fuoco e fiamme. Io mi voltai per guardare Zaira. Che era bellissima. E in quell’istante aveva gli occhi blu. Ed era una cosa rara per una mezza maghrebina.
Comunque sta tutto qui.