giovedì 7 luglio 2011

IO CHE SOGNAVO LAGUNA SECCA
Hands, tu sei un buon manager e quindi dovresti bla bla bla… seguono le solite cazzate, precedute dalle solite carezze, per cercare di farmi condividere la solita enorme merdata che starò per ascoltare.
Ma poi ci riflettevo su. Io? Un manager? Addirittura una buon manager? Mi sto ancora chiedendo come cazzo sia potuto accadere. Perché giuro che non lo volevo. Che non era tra i miei desideri da piccolo. Perché io volevo fare l’astronauta. O il cosmonauta per dirla meglio. Solo poi, avendo capito che era un'aspirazione inarrivabile, ho cambiato idea, tramutando la mia voglia di spazi interplanetari nell’ambizione di fare il bassista per i Metallica. Fallita pure quell’idea, perché quando è morto Newsted mi hanno preferito Trujillo, scartato anche al provino come centravanti dell’OM perché il mio nanismo mi avrebbe impedito di diventare Cantona, constatato poi che la Ducati non mi avrebbe mai fatto correre a Laguna Secca, ed essendo quella umana una specie di facile adattabilità, ho umilmente deciso di provare a studiare un po’.
Ma come sia accaduto che io diventassi un manager, questo resta un gran mistero. Però una risposta me la sono data, ad onor del vero. Ed è venuta fuori semplicemente osservando i miei colleghi. E serve una premessa. Perché, usando una parabola di stampo calcistico, io sono sempre stato un mediocre calciatore, ma, quando il temerario di turno mi ha chiesto di cominciare a fare il coach, dal primo momento ho trovato attitudine per quel ruolo. E piano piano sono arrivato alla squadra dei grandi, ottenendo anche qualche promozione alle serie maggiori. E penso che ciò sia possibile solo se chi lavora con te ti rispetta. Perché, di norma, la panchina al mister la assegnano i suoi capi ma poi salta se c’ha contro la sua squadra. Ma la mia squadra sta con me. Esegue all’unisono il mio spartito. Ogni giorno. La mia banda suona proprio del gran rock. Rispettata ma con la verità delle cose sempre sbattute in faccia.
E quindi, anche se io perdo un sacco di tempo a fare il cazzone col blog. Anche se in realtà non stimo quasi un cazzo di nessuno, qui dentro come fuori. Anche se fingo in continuazione e nel mio intimo vi prendo solo per il culo. Io sono un manager. Si. Che cazzo. E vi dirò di più. Che, se volete diventarlo pure voi, sappiate che è più utile aver letto un libro di Dostoevskij piuttosto che tutti i loro cazzo di manuali sui metodi di gestione aziendale giapponesi.
Detto questo, e se qualcuno dei miei grandi capi bianchi per caso mi legge, si sappia però che quel viaggetto a Osaka che mi avete promesso vorrei farlo lo stesso. Perché c’è quella Sayuri che già ci ho messo gli occhi sopra…