venerdì 1 luglio 2011

È ANDATO IN PENSIONE RINO
Ieri Rino se n’è andato via. E qualcuno dice finalmente. Ma a me manca già.
Perché Rino era una delle persone più ignoranti con cui mi sia capitato di lavorare. Però era pure uno che mi ha voluto bene.
Era un tizio grande, grosso, ciccione. Mai saputo quanto che si vergognava a dirlo. Ma penso che non pesasse meno di 200 kg. Aveva la pancia di un ippopotamo ma era pure alto. E con quella sua fisicità devastava tutto e tutti. E poi era matto. Quindi incuteva timore. Tenete conto che ad ogni sua stretta di mano sembrava di mettere le dita dentro a un tornio. E ad ogni suo abbraccio rischiavi un blocco respiratorio. Così, quando un giorno un testa di cazzo qualunque decise di affrontarlo con un coltello nella mano destra ed una catena nella sinistra, lui si difese semplicemente a mani nude. Esplodendo in una raffica di cazzotti che spedirono l’ardito coglione all’ospedale.
Ma era successo in azienda. E non si può. E a nulla valse che era stato provocato. Fu punito per quei fatti e al suo ritorno nessuno lo voleva più con se.
Io, però, avevo appena chiesto un operaio in più. Così venne mandato nel mio reparto. E sbocciò un’amicizia.
Noi, così diversi, ci prendemmo subito fra battute volgarotte ed un reciproco rispetto che non ho mai capito da dove derivasse. Probabilmente era solo simpatia.
Bisogna comunque dire che Rino non sapeva fare proprio un cazzo. Ma era utile. E, quando dovevo affrontare una situazione che poteva rappresentarsi complicata, lo portavo sempre con me. Gli dicevo di vestirsi bene e lui si presentava col solito abito acquistato per il matrimonio della figlia. Nero, a righette viola. L’aveva già comprato stretto penso. E debordava. Sicché quando appariva sulla scena moriva sempre ogni dissenso.
Ed era curioso sapere tutto di questo omone ignorante come nessuno al mondo. Sopravvissuto a strade di periferia. Piene di tranelli. Di trucchi. Di violenza ed inganno. Ed io amavo ascoltare soprattutto le sue storie di galera. Che ne aveva fatta spesso.
Un giorno mi raccontò che aveva anche conosciuto Kappler. Mi disse che accadde quando fu rinchiuso a Gaeta per renitenza alla leva. E lì c’era quel nazista che alla fine è morto per un tumore al culo. Un tipo freddo, sosteneva. E la sai un'altra cosa su quel Kappler lì? No. A me quello mi sembrava anche una bella testa di cazzo!