venerdì 24 giugno 2011

INTO THE WILD
Sono assolutamente convinto che, come attore, Sean Penn non valga un cazzo. Faccia sempre base. Un continuo abuso della sua unica espressività vincente. E, in genere, una recitazione sempre da accademia e troppo poco emozionale. Però ha sempre recitato in film belli, evidenza che aveva il buon gusto di sapersi scegliere il copione. E ciò non poteva che farne, in seguito, un ottimo regista, direi uno dei pochi che valga la pena di seguire con un certa continuità.
Un paio di anni fa il mondo cinematografico gli ha dunque reso giustizia con il celebratissimo Milk, forse premiato più per la sua denuncia contro l’omofobia che per altro, perché, invece, il suo vero capolavoro è Into the wild.
Il film, in breve, racconta la storia di un giovane borghese che, dopo la laurea, manda tutto e tutti a fare in culo per fuggire da una società in cui non riesce più a vivere. E si mette in viaggio. Senza meta. Da solo. E, in solitudine, sulla strada, nell’esasperata ricerca di se stesso, ci racconta come sia possibile raggiungere la totale felicità solo nell’assoluta libertà. Ma la completa libertà non può essere che una solitudine incondizionata dalle cose materiali e dalle altre persone.
Inutile dire, però, che dura poco. Perché l’uomo è animale da branco. Come le api. Come le formiche. Come le piattole. E quindi… immaginate il finale. In cui c’è anche tutta l’umana debolezza di un ripensamento poco convincente per cui la felicità sembrerebbe autentica solo se condivisa.
Concludo con un’ovazione alla colonna sonora del film, tutta made in Eddie Vedder (sempre sia lodato). E con una precisazione. Inspiegabilmente, nei nostri cinema il film aveva il divieto ai minori di 14 anni.
Quindi se s
iete pivelli aspettate ancora un po’ a fare il download.





Per i grandi, invece, è qui.