mercoledì 8 giugno 2011

IRON MAIDEN - FEAR OF THE DARK
Ieri un’amica mi ha fatto tornare in mente una vecchia storia. Una vicenda vissuta su una collina, un’altra collina, una specie di posto da fiaba, tra fate, troll e foreste incantate, di cui mi è già capitato di scrivere in MDMA.
Diciamo subito che ci eravamo portati un po’ d’erba, ma non credo che l’esito di quella notte sia dipeso da quello. Né ha valore la circostanza che si aveva vent’anni. O forse si.
Fatto sta che su quella collina ci eravamo saliti in moto e poi ne siamo scesi a pancia in giù, più o meno rotolando nell’erba fradicia di una notte di rugiada del grande nord.
Ed era freddo ma non lo sentivamo proprio. E tirava un vento probabilmente furioso ma i nostri capelli percepivano soltanto una brezza. Mentre tutto attorno regnava solo il silenzio ma era proprio come se stessero suonando gli Iron Maiden.
Ed il pezzo che noi si cantava, a squarciagola, all’unisono, era proprio Fear Of The Dark. Che disco, gente!
È innegabile che quello fosse un periodo in cui gli Iron avevano preso una irreversibile china discendente. E ciò fu confermato poco dopo con l’uscita dal gruppo di Bruce Dickinson.
All’inizio degli anni novanta erano, infatti, usciti un paio di dischi che sembravano più merda secca che un pezzo di vinile. Ma, prima di lasciarci soli per 7-8 anni, Bruce tirò fuori il coniglio dal cilindro per lasciarci questa perla di metal. Che coniglio! Che cilindro! Un disco vero. Fresco, solido, aggressivo come più non ce ne si ricordava.
E noi, rotolando giù fino ai piedi della collina, con la collina stessa franataci addosso, ci rendemmo conto solo dopo che nessuno aveva mai acceso uno stereo. Che nessuno stava suonando.
Ma era proprio come esserci dentro a questo disco qui.