mercoledì 1 giugno 2011

PINK FLOYD - ATOM HEART MOTHER
Da qualche anno c’è un modo molto del cazzo di leggere i quotidiani. Ossia prendere quei giornaletti che ti danno in metropolitana e scorrerne soltanto i titoli mentre la gente di sbuffa addosso il suo alito al bagordo della sera prima o l’olezzo dell’ascella pezzata sempre poco amica del sapone.
E siccome io sono un po’ coglione, a volte mi sorprendo a farlo.
Così mi accorgo che hanno liberato l’orco. O meglio, colui che orco era stato definito la scorsa estate, salvo essere redento in questi giorni perché classificato come raro caso di uomo psicologicamente violentato dalle donne di famiglia. E, infatti, al gabbio adesso c’è la moglie dell’orco, vale a dire l’orca. E con essa la figlia dell’orco e dell’orca che a sua volta è un’altra orca.
Però non mi viene in mente il nobilissimo cetaceo mentre leggo ste cazzate. Chissà per quale ragione mi frullano in testa certi dipinti di Botero e poi questa copertina del notissimo disco dei Pink Floyd. Chissà perché!?! Una vacca. Forse due.
Così torno a casa e lo prendo in mano. Penso di avere questo disco da sempre. Devo esserci nato insieme. Era con me nella placenta. È un vinile con piccole incisioni in francese sui bordi. Probabilmente era di mia sorella e devo averglielo fregato ma ora non lo posso più sentire perché non ho più un piatto né un giradischi. Ma che disco era!?
Decido di scaricarlo per risentirlo e una musica del passato remoto riempie la mia stanza.
A mio avviso il rock sinfonico vale poco ma questi qui sapevano davvero come si suona. Penso che stessero ai loro tempi come Rob Zombie sta ai nostri. Ma non riesco ad appassionarmi. I Pink Floyd hanno rovesciato la musica come un calzino, ma credo che questo sia un disco entrato immeritatamente nelle storia.
L’idea della frisona in copertina però è meritevole. Spengo e continuo ad osservarla. Esprime simpatia. Ed anche questo mi suggerisce che non sia il disco giusto.
Ma se vuoi provarci tu. Attaccati qui.