lunedì 30 maggio 2011

THE CLASH - THE CLASH
Il testa di cazzo che ci governa ha fatto tante cose zozze in questo ventennio. Di tutti e tanti colori che non riuscirei neppure ad elencarle. E le sue meschinità quotidiane sembrano ogni dì sempre più becere nonostante il filtro di una censura che, a mio avviso, ci nasconde cose anche peggiori di quelle che riusciamo ad intravedere.
Però c’è una cosa, tra le fatte, che non mi sento di denigrare, soprattutto in un momento di evidente crisi economica e nonostante i lamenti della borghesia da teatro.
Ossia i tagli alla cultura.
Perché la cultura non ha bisogno di denari e se di soldi c’è occorrenza è meglio cercarli lì piuttosto che nella scuola o nella sanità. Mi si dirà che pure queste ultime sono state letteralmente stremate. Ed è pur vero. Ma resta il concetto che la cultura di denari non ne necessita.
In realtà, se le cose vanno a merda nel settore, è solo perché a nessuno importa un cazzo di sentire l’ennesima e scadente riproduzione del Rigoletto o perché a nessuno frega niente di un’operetta di due secoli fa o dell’ennesimo musical che son trent’anni che rompe i coglioni nei soliti teatri del paese. Lo stesso teatro, poi, è diventato solo un sottoimpiego per figuranti espulsi dalla televisione. Per scadenza dei tempi o per decadenza del trinomio tette-culo-fica.
In genere, se dette strutture e gli enti che le governano non si sorreggono da soli, è giusto chiudere la baracca e mandare a casa i burattini. L’evidenza dice che non ce n’è bisogno.
Alla cultura non occorre denaro! E infatti Van Gogh non lo ha mai finanziato nessuno e neppure Hemingway ha mai visto il becco di un quattrino, iniziando a scrivere capolavori mentre era in Italia e gli austriaci gli sparavano nel culo. E quando i Beatles fecero la loro comparsa nei locali di bassa lega di Liverpool non sprizzavano cultura ed arte da ogni poro perché c’era qualcuno che li finanziava ma solo per il loro talento e la loro inventiva.
E così i Clash, che senza una sterlina in tasca facevano bruciare Soho con cotanto pezzo di vinile nero.
Questa è la vera cultura, quella che non costa un cazzo, fa ballare e cambia i tempi.
Acculturati qua.