mercoledì 25 maggio 2011

MARY MAGDALAN - PITY GIRL
Mangiavo. E la TV faceva fluire immagini dell’ormai consueto abuso di manganello. Sempre a Genova. Sempre povera gente. Sempre onesti, soltanto rei di essere incazzati per aver perso un posto di lavoro. Per giunta statale.
E poi sangue. E cazzi elettorali. Cazzi. Quindi spengo. Perché tutto è già visto.
E decido di mettere questo disco di Mary Magdalan. Anche se ho pensieri controversi sulla californiana dalle grandi labbra perché non saprei proprio dire se mi piace o no. Non saprei se farla rientrare negli schemi del metal o del hc-punk. Non saprei. E poi diffido delle sue ceralacche e della sua esternalità. Ma è femmina aggressiva e mi andava di sentirla in quel momento che ne avevo bisogno. Ed era come se i gorgogli del suo acido ribonucleico fossero la giusta colonna sonora a quel pestaggio televisivo.
È la voce dello scandalo. E mentre i suoni corrono alla velocità di un dio sovversivo mi viene da pensare a che potrei trovare Mary Magdalan davanti ai cancelli di Fincantieri. Arsa dal sole. Grondante sangue come una fiorentina appena messa sulla piastra.
In fondo era lei il primo e migliore discepolo di Cristo. Il più brutale. Quello così eversivo da essere cancellato dalla storia. Come gli operai del mare in un mondo di carta patinata.
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