martedì 24 maggio 2011

LA RAGAZZA CON LA BARBA
Scrivendo ieri di Didier mi è poi venuto in mente un altro accadimento. Non una storia di metallo ma di gnocca. Perché, pur avendo lasciato la casa madre, siamo sempre rimasti in contatto e, anni dopo, ci siamo dati pure un appuntamento a Barcellona per fare insieme una vacanza ad Ibiza. Il tempo delle pippe era finito e noi, baldi giovani, volevamo conquistare il mondo (se così si può chiamare la figa).
Così una sera, molto tardi, eravamo sulla spiaggia, in uno di quei locali che guardano alla luna che cala oltre l’orizzonte e, siccome l’epoca dei soft drink non era ancora iniziata, bevevamo davvero hard fumando merdosissime Ducados. E c’era sta ragazza. Una gnocca assurda. Che continuava a fissarmi. A sorridermi. E intanto suonavano un qualcosa che credo fosse dei REM. E mi piaceva. La canzone. Ma soprattutto lei. Che se proprio devo fare un’analogia mi fa venire in mente Amy Lee. Occhi chiari e molto audaci. Pelle candida, fantastici e spessi boccoli corvini.
Fossi stato mio padre l’avrei invitata per un ballo. Ma siccome i tempi erano cambiati le portai un cervello in tempesta e mi sedetti lì con lei. Che aveva anche un corpo mozzafiato. E la barba. Si. La barba!
Ora, non che dobbiate pensare al mullah Omar se vi dico questa cosa. Si trattava solo di una peluria un po’ sovrabbondante sotto le gote. Ma ciò mi uccise. Stecchito. E dovetti sopprimere ogni ardito proposito facendo solo un po’ di conversazione. Era tedesca. E ciao. Tschus.
Nei giorni seguenti la incontrai spesso pure in spiaggia. Nuda. Ed era davvero una dea. Seni alti, sodi. Un pube che sembrava immacolato e che pareva venirmi incontro. Una vera dea. Ma con la barba. Una cazzo di barba.
Così, per tutto il mio permanere sull’isola, restai indeciso sul da farsi. Ed alla fine non feci. Ma ancora adesso ci penso e sono certo di non aver fatto la cosa giusta.
E ieri sera me ne sono andato a casa e ho messo su il mio CD di Fallen, rimpiangendo, e pensando che Didier sia stato una bella merda di amico a non darmi quella notte il consiglio giusto.
Perché io, con tutto il rispetto che si conviene, sono ancora indispettito.