lunedì 23 maggio 2011

GOJIRA - TERRA INCOGNITA
Ogni tanto torno a casa. A volte per pochi giorni, altre volte per un po’ di più. E la casa è sempre la stessa, quella in cui sei nato anche se poi di pareti ne hai vissute tante. E tante stanze. E tanti cessi. E tanti sciacquoni. Spesso rotti. Ma la casa resta quella.
Quella che non appena ci metti il becco fuori trovi pure gli amici. Quei figuri con cui dividevi tutto. Il divertimento ed il dolore. Le gare di sputi e le prime seghe. I fugaci amori e le più profonde delusioni.
E - tra questi - lui. Didier. Che era uno stronzetto mica male e per questo motivo mi è sempre stato simpatico. Adesso fa il fornaio ma non ha mai smesso di essere un metallaro doc e dop come la squisita baguette che mi serve ancora calda nelle prime ore della notte.
È un bell’incontro. Che da tanto mi mancava. E, visto il suo mestiere, abbiamo proseguito pure nel pomeriggio, alla sua maison, mettendo vecchi dischi del trapassato e mangiando melone.
Però, poi… ma che cazzo hai sentito di nuovo in questi tempi? Continuo ad andar matto per i Gojira… E chi cazzo sono i Gojira? La morte.
Me ne sono andato da troppo tempo, me ne rendo conto. E non so più niente. Sono solo un apolide del cazzo!
I Gojira erano i Godzilla di Bayonne che finalmente hanno sdoganato, facendo breccia sia verso il nord che verso il sud del mondo. Sempre fedeli a se stessi, alle tematiche ambientaliste, senza mai un cambiamento di formazione, hanno finalmente portato il loro metal estremo dappertutto.
Terra Incognita, il loro primo album, è stato adesso ridigitalizzato perché appena uscì non varcò mai i confini patri. Ma Didier ha la copia originale. E ce lo vedo proprio, solo, nella notte, mentre impasta acqua e farina con quel cazzo di Ipod nelle orecchie ad urlare Fire Is Everything a squarciagola.
E tu… se vuoi, sfornalo da qui.