martedì 26 aprile 2011

IN MORTE DEL PRIMO MAGGIO
Un tempo, questo era il periodo in cui l’Italia celebrava le sue vere glorie, prima la libertà e poi il lavoro. Ma adesso, siccome queste glorie appartengono al trapassato del nostro paese, ciò ha inevitabilmente smesso di accadere.
Così, detto ieri del 25 aprile, celebriamo oggi anche la morte del primo maggio.
È infatti arcinoto che i sindacati locali ci vendono quotidianamente ai padroni per piccoli benefici ad personam, ed è altrettanto evidente che ai marchionni di turno bastano poche ore di straordinario per comprarsi tutto il trittico nazionale. Perché ormai ci prendono per fame e noi a questo ci siamo pure abituati.
Ma quello a cui non eravamo pronti era che calassero pure loro le braghe innanzi al levar di tonaca di un clero ormai superdotato. E ciò io non mi ricordo che fosse mai accaduto.
Direi che questa è la prima volta. La sverginata definitiva.
Così non si farà neppure il concertone di piazza San Giovanni, perché c’è un uomo da far santo, 80 kg di carne morta cui si è deciso di mettere l’aureola.
E se è pur vero che io non sono mai stato un appassionato della kermesse musicale, troppo festivaliera per i miei gusti metallici, sono ugualmente incazzato perché hanno regalato anche questo ultimo baluardo di primo maggio alla chiesa!
Ce l’hanno fottuto. E ci hanno fottuti ancora. Colpevoli nel nostro silenzio e sopraffatti dal vociare di migliaia di pellegrini che stanno riempiendo Roma come fanatici alla Mecca.
Quindi, in totale contrapposizione, io me ne andrò. Per tutta la settimana. E forse mi farò un viaggetto in Cina, dove si racconta che il primo maggio venga onorato per sette giorni.
La Cina, un paese serio nonostante tutti i suoi problemi che non voglio né sottovalutare né sminuire, un paese che, tutto sommato, riesce a far mangiare un miliardo e mezzo di persone mentre noi non sappiamo nemmeno accogliere ventimila disperati che arrivano sulle nostre coste...