lunedì 25 aprile 2011

ASPETTANDO L’INVASORE
C’è una festa che ho sempre amato. Ed è quella di oggi, della liberazione.
Come potrete immaginare non mi è sempre appartenuta visto che ho vissuto per tanti anni fuori dal territorio italiano ma ho fortemente vivo il ricordo di una nonna che, quando la andavo a trovare, mi faceva addormentare cantandomi Bella Ciao come ninnananna.
Sicché quel bellissimo canto partigiano mi ha fatto fantasticare fin da piccolo sul pregio della libertà, sui valori della lotta e sul gusto della vittoria.
Ed è forse per questo che mi sento partigiano dentro, anche se ovviamente non sono mai stato aggrappato all’Appennino a combattere i nazisti.
E così oggi mi sento un po’ in colpa, per quello che sto per dire.
Ma io sono certo che sia il male minore e che non me ne vogliano i miei valorosi vecchi, ascoltandone le opportune ragioni.
Perché oggi non sono più i tedeschi a far paura. Ma sono gli italiani.
E sebbene il 25 aprile resti in cuor mio la festa più cara, oggi non posso non fare a meno di pensare che tutta la merda che abbiamo qua possa essere spazzata via solo da un nuovo invasore che io aspetto come un salvatore, un angelo che ci porti il dono della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza.
Speriamo solo di scegliercelo bene, almeno stavolta. Ma siccome Gheddafi è andato definitivamente a fare in culo, Saddam non c’ha più la capoccia e Bin Laden non lo trovano più, non dovrebbe essere difficile trovare un occupante all’altezza che ci possa portare fuori dal buco di culo in cui siamo andati ad infilarci. In fondo, tutti quelli che restano sono meglio dei figli di troia che abbiamo noi. E forse pure Hitler era meglio di questi coglioni.
Quindi invadeteci, lorsignori, vi prego, occupateci. E liberateci.