mercoledì 16 marzo 2011

SHAMPOO DI MERDA
Dopo avere sproloquiato per decenni sulle piogge acide, da venerdì scorso, e a seguito del disastro giapponese, è tornato d’attualità il farneticare sulle piogge radioattive.
Ma io di atomo vi ho già parlato in tempi non sospetti, con causa e cognizione, mettendovi al passo coi miei pensieri. Quindi oggi indugerò su altri tipi di piogge. Quelle di merda.
Perché forse non ve ne siete accorti ma in questi giorni è arrivata la primavera. Lo so che non sembra ma una rondine temeraria è già stata adocchiata in quel di Montemario e la tartaruga del mio vicino si è svegliata dal suo pisolino invernale.
Segno che la stagione è davvero in procinto di cambiare, deviazioni dell’asse terrestre permettendo.
E così la città comincia ad essere invasa da stormi di strani uccellini che, non si sa per quale folle ragione, decidono di venire a vivere a Roma piuttosto che nelle sue apprezzabilissime campagne. Che gli piaccia lo smog? Può essere, come a me pare gradevole l’odore della benzina. Sono tutte depravazioni del mondo animale.
Resta però il fatto che se uno decide di fare due passi, al centro come in periferia, rischia letteralmente di farsi coprire di merda, soprattutto se ci si azzarda incoscientemente a passare sotto ad uno dei platani capitolini.
Ma io mi chiedo. È da popolo civile farsi cagare in testa? Non è possibile non mettere gli alberi sopra ai marciapiedi? Piantarli in un’aiuola e potare quei cazzo di rami che coprono il percorso degli umani è roba tanto complicata?
Così stamattina ho immaginato che a quei teste di cazzo del Comune potrebbe piacere uno shampoo di merda quotidiano. Ma io sono un perverso. E forse loro sono solo degli inetti.