venerdì 18 febbraio 2011

ANALITÀ REPRESSA
Questa volta te lo mettono in culo. Te lo piglierai in culo. Ci ho una voglia di fargli il culo. Chesselo pigliasse in culo!
No… non confondetevi. Non sono diventato Rocco Siffredi nel balenare di una notte. Purtroppo no. Sono ancora il merdoso impiegato di sempre e quello che parla è solo una sottospecie di collega che si rivolge sempre a tutti con queste ignoranti espressioni.
Ora, non che me ne importi un cazzo dell’individuo. Io ho abilità ed autorità tali per tenerlo ben distante dalle mie integerrime chiappe. Ma mi dispiace per gli altri, per i suoi sottoposti in particolare, e resta comunque il fatto che tutta questa analità repressa mi sconvolge ogni volta che la ascolto. Mi infastidisce.
Quindi mi è balzata in cranio la brillante idea di far soffrire un po’ il tipo, di quella sofferenza che lui tratteggia per gli altri. Solo che un paio di progetti sul come infilargli la testa nel cesso io ce le avrei pure ma sono cose che richiedono un po’ tempo, metodi zen, e, invece, io lo voglio fare subito. Voglio accelerare la pratica. Rovinarlo. Moralmente e fisicamente. Oggi.
Avevo pensato di rivolgermi al mio buon amico tunisino, detto Calinda 27 non a caso, che di norma non fa differenza tra un viril deretano ed un mandolino muliebre. Ma, a ben rifletterci, è una cazzo di idea merdosa perché sono assolutamente convinto che il soggetto potrebbe gradire tutti quei centimetri di carne e non gli voglio fare favori.
Ho dunque bisogno di una consulenza. Ed è possibile che voi fedelissimi e cattivissimi mi possiate aiutare con qualche suggerimento arguto?