mercoledì 2 febbraio 2011

IL TRITACARNE
Stanotte ho fatto un sogno meraviglioso, stupendo. Aggiungerei pure erotico.
Così è da stamattina, dall’istante immediatamente successivo al mio risveglio, che non ho desiderato altro che poterlo condividere con voi. Perché è troppo bello per tenerlo solo per me.
Sicché… era una giornata piena di sole. Di luce da tutti i pizzi. Quella tipica di un’alba nuova. E le piazze erano colme di gente. Vociare. Mercatini. Arrotini Ed io ero andato a Montecitorio per assistere ad una cazzo di seduta sul nonsocché.
Come sempre il palazzo era incantevole, coi suoi dipinti del Seicento, gli arazzi, i busti, le capocce di cazzo e i marmi. Ma in mezzo all’aula, in centro, faceva bella figura di se un’assoluta novità che non c’era mai stata prima. Ci avevano piazzato, presumo nella notte, un enorme tritacarne. Come in The Wall, il film, quello di Alan Parker che era la trasposizione cinematografica dell'album dei Pink Floyd.
E proprio come in quel film una lunga fila di stronzi (e non di stronzetti questa volta…) aspettava il suo turno per precipitare nell’ingranaggio. Tutti in fila. E poi un’elica ed un piastra forata nuove di fiamma facevano il resto. Così la cotenna d’onorevole sgorgava fuori dalla testa dell’aggeggio. Trita. Macinata. Sminuzzata. Marcia. E pure maleodorante. Tale che nessun saprofago ci si avvicinava. Per cui restava lì. Ai piedi della bandiera. A puzzare putrescente. Troppo schifosa per qualsiasi iena, avvoltoio o grifone che fosse. Indegna anche per l’ultimo anello della catena alimentare.
Ed io stavo seduto comodo su uno scranno bene in alto. Non ci arrivava olezzo e mi godevo entusiasta la scena. Era uno spettacolo indimenticabile.
Ed intanto, divoravo un’enorme terrina di agnolotti al plin. Sorseggiavo un eccellente Barolo. Ed ero arrapatissimo. Un’erezione non comune mi pulsava nei boxer di maglina, comunicandomi tutta la gradevolezza del momento.